Il saggio Tutto sul rarissimo «vampiro italico»

Il mito del vampiro, con tutto il suo repertorio gotico. Roba da brume nordiche e letterarie alla Bram Stoker oppure adatta alle lugubri nebbie transilvane. Oppure ancora, paccottiglia rimaneggiabile all’infinito, fatta apposta per riempire assolati set hollywoodiani con secchiate di sangue finto. Insomma, comunque la si giri, il vampiro sembra qualcosa di molto poco italico. Eppure è di un giornalista italiano degli anni Sessanta una delle più belle e complete «enciclopedie» sui succhiatori di sangue e di anime. L’ha appena ristampata il piccolo editore Gargoyle: Io credo nei vampiri (pagg. 392, euro 16). L’autore è Emilio de’ Rossignoli (1920-1985), di professione cronista di fatti cinematografici e romanziere, per passione curioso di qualsiasi fatto o leggenda vampirica, di retaggio, e per ironia della sorte, conte di origine dalmata (che, se non son Balcani, poco ci manca). Il testo, rimasto dimenticato dopo un’edizione del 1961 che ebbe un certo successo pur venendo stampata dal piccolo editore Ferriani, contiene tutto ciò che si può aver voglia di sapere sul mistero dei non morti. Si va dalle leggende antiche sulle lamie ladre di bambini sino alle trasposizioni cinematografiche dei primi del Novecento, passando per i manuali di esorcismi del Seicento, come quello di Padre Candido Brognolo da Bergamo. Il tutto spiegato a brevissimi capitoletti, come quello, splendido, dedicato alla «follia vampirica» del Settecento, che rendono la lettura molto agile anche se non molto organica (il vero limite del testo è la mancanza di un bell’indice dei nomi). I cultori del genere si stupiranno che sia rimasto ignorato per così tanto tempo. E, magari, verrà loro voglia di riscoprire anche i romanzi e gli articoli di de’ Rossignoli, uno di quegli scrittori di nicchia a cui il tempo, e il pregiudizio, hanno fatto troppi torti.