Salierno, una vita «fuori margine»

Sociologo, «picchiatore fascista» e legionario, scrisse saggi sull’esperienza del carcere e della violenza

È morto ieri improvvisamente nella sua abitazione nel centro di Roma Giulio Salierno, sociologo e scrittore dalla vita intensa. Aveva 71 anni. Un passato da neofascita, da legionario, aveva conosciuto la prigione, in Italia, Francia ed Algeria, graziato nel 1968 si era dedicato allo studio ed alla scrittura con attenzione sempre alle problematiche della devianza e del carcere.
Con Giulio Salierno scompare una delle più singolari personalità della cultura italiana, uno scrittore e sociologo esperto di problemi di devianza e deliquenza, giunto agli studi attraverso una dura esperienza personale. Collaboratore del Centro Nazionale per le Ricerche e docente di sociologia generale all'Università di Teramo.
Fra i suoi ultimi lavori Fuori margine. Testimonianze di ladri, prostitute, rapinatori, camorristi (Einaudi, 2001) è il frutto di centinaia di interviste raccolte nelle carceri italiane, nei quartieri del disagio, fra la manovalanza della criminalità. Da questo immenso serbatoio di vite e racconti, Salierno ha scelto una ventina di personaggi. A parlare sono proprio loro, ladri, rapinatori, spacciatori, stupratori, prostitute, mafiosi. Raccontano con semplicità, senza giri di parole, la loro vita, i crimini commessi, i loro amori, i loro odi e i loro sogni spezzati. Non cercano giustificazioni, non accusano nessuno. Descrivono la realtà in cui sono nati e vivono. Conoscono bene solo il carcere, i rischi quotidiani.
Un libro simile non è casuale nella storia privata, intellettuale e politica di Salierno. Nato a Roma nel 1935, fu coinvolto a 18 anni in gravi episodi di violenza politica e comune, ricercato in Italia, ripara nella Legione Straniera. Arrestato in Algeria, si schiera istintivamente con gli arabi torturati, perseguitati e convive con i condannati a morte. Estradato in Italia, inizia una sua lenta, tormentata conquista di una nuova coscienza sociale e politica, occupandosi di problemi sociali ed economici. Graziato nel 1968, mentre la contestazione comincia ad alzare la temperatura politica italiana, si batte contro ogni forma di esclusione e assieme allo psichiatra Franco Basaglia; insieme a lui conduce la lotta contro le istituzioni manicomiali e, con altri esponenti politici, tra cui Umbero Terracini, si batte per la riforma del sistema carcerario.
In seguito collabora con l’Eni alla realizzazione di una banca dati macroeconomica e dirige per l’ente un ampia ricerca sui Paesi del Sahel. Realizza anche per la Rai sei originali radiofonici. Ma soprattutto si afferma come scrittore. Fra i suoi libri più noti: La spirale della violenza (1969); Il carcere in Italia (1971); Il sottoproletariato in Italia (1972); Autobiografia di un picchiatore fascista; La violenza in Italia (1980); La carcassa del tempo (1988).