Sono grandi le differenze tra le regioni italiane nell’autorizzare la scelta dei farmaci più efficaci

«I prontuari farmaceutici regionali sono un retaggio del passato, sono inutili e dovrebbero sparire». Lo ha detto al Convegno Ambrosetti di Cernobbio su «Meridiano Sanità», Romano Colozzi, coordinatore della Commissione affari finanziari della Conferenza Stato-Regioni. «Rispondendo a quesiti tecnici - ha spiegato Colozzi - abbiamo dimostrato che nella immissione in prontuario dei farmaci innovativi ci sono profonde differenze fra le varie Regioni. Ma con l'introduzione dell'Agenzia italiana del farmaco, l'Aifa, cogestita fra Regioni e Stato, questo non è più giustificabile». Secondo Colozzi infatti «l'Aifa per legge deve utilizzare criteri basati sull'innovazione per approvare i nuovi farmaci e allora non si capisce perché i farmaci non entrino automaticamente in tutti i prontuari regionali immediatamente dopo la loro approvazione da parte dell'Aifa».
Nel 2008 la spesa sanitaria pubblica totale è ammontata a 108,747 milioni di euro. La componente Sanità rappresenta circa il 26,1% della spesa complessiva per prestazioni di protezione sociale erogate in Italia dalle Istituzioni delle amministrazioni pubbliche (pari a 386.678 milioni di euro nel 2008, +5,4% rispetto al 2007), seguita dalla «Assistenza» con il 7,9%. La voce «Previdenza», con il 65,9%, (pari a 254.936 milioni di euro) rappresenta la componente più rilevante dell'intera spesa per la protezione sociale. In Italia ogni cittadino per la cura della propria salute ha a disposizione risorse minori, rispetto alla media dei Paesi Europei: ben 447 euro in meno (-20 per cento). Il dato emerge dal rapporto Meridiano Sanità, presentato a Cernobbio. A questo si aggiunge anche un altro elemento: la grande disparità, tuttora esistente, tra le diverse regioni, sia in termini di prevenzione delle patologie, di accesso alle terapie innovative, di gestione e controllo della spesa ospedaliera. In sostanza, un'Italia che va verso un federalismo fiscale a velocità diverse. Le differenze regionali si fanno sentire nel campo delle vaccinazioni, con conseguenze evidenti su mortalità e morbilità. In campo oncologico poi, i programmi di prevenzione (screening del tumore alla mammella e al colon-retto) non sempre raggiungono livelli di efficacia accettabili. Altra criticità è quella dell'accesso alle terapie: ogni regione introduce farmaci ospedalieri con tempi diversi e spesso con forti ritardi. Per un medicinale oncologico si attende da 2 a 16 mesi.