San Nicola, un miracolo per l’arte

Enfant prodige, Nicolino: appena venuto al mondo a Patara, nella provincia della Licia (attuale Turchia), si era alzato in piedi nella bacinella in cui le levatrici lo stavano lavando. Neonato, rifiutava la poppata il mercoledì e il venerdì per rispettare il digiuno. A sei anni, a scuola sapeva leggere perfettamente le sacre scritture. E queste buone disposizioni continueranno anche da adulto, quando Nicola farà cose inaudite, combattendo e vincendo diavoli, calmando tempeste, salvando soldati dalla morte e marinai dal mare, risolvendo carestie e altro ancora. Nicolino infatti non era un bambino qualunque, ma un segnato dal Signore, che diventerà San Nicola. Il suo nome, di origine greca, significa «vittorioso tra il popolo».
I pochi dati certi relativi a questo santo si mescolano a centinaia di leggende, una più fantasiosa dell’altra, che oggi fanno sorridere, ma che per secoli hanno animato un vastissimo culto in Oriente e in Occidente. Ogni momento della vita del santo ha ispirato racconti, cronache e soprattutto un’importante e interessante iconografia, che una grande mostra al Castello Svevo di Bari ripercorre in tutte le sue tappe. Monete, avori, icone, dipinti, codici miniati, statue, dal VI-VII secolo al XXI, illustrano il culto, dalle origini in Asia Minore alla diffusione a Bisanzio, in Oriente e in Russia, sino a Bari, ove le spoglie del santo furono traslate nel 1087. E dal meridione italiano verso i Paesi del Mediterraneo e all’Europa del Nord, dove San Nicola portatore di doni anticipa Babbo Natale. Due splendide tele del Seicento olandese, con la Festa di san Nicola, rispettivamente di Jan Steen e Richard Brakenburg, raffigurano l’allegra tavolata di un paio di famiglie, la sera della vigilia, e la scoperta dei doni. San Nicola assumerà in seguito le vesti dell’Uomo di Natale in Germania, di Nonno Gelo in Russia, di Santa Claus negli Stati Uniti.
Poche le notizie certe sulla vita del santo. Nato a Patara nella seconda metà del III secolo, diventa vescovo di Myra, una cittadina di mare in Licia. Si ipotizza che partecipasse al Concilio di Nicea nel 325 contro l’eresia ariana, ma il suo nome non risulta tra i vescovi presenti. Muore qualche anno dopo, il 6 dicembre. E subito fioriscono leggende e miracoli. Dalla sua tomba esce un olio profumato e portentoso che guarisce. Tra IV e X secolo, Myra diventa meta di pellegrinaggio, mentre i racconti delle buone azioni e dei miracoli del santo sono accompagnati dalle prime immagini col suo volto severo in sigilli, icone, avori, monete, dal IV al IX secolo. Alcune straordinarie icone del X-XIII secolo - la cui presenza è davvero eccezionale - provenienti dal Monastero di Santa Caterina al Monte Sinai (Egitto) e dal Museo Bizantino di Nicosia, mostrano l’immagine di San Nicola a mezzo busto o intera, ormai codificata, in abiti vescovili, un libro tempestato di pietre preziose, la barba. Intanto, nel 1087, le reliquie del santo venivano strappate a Myra con un colpo di mano e trasferite a Bari, ad opera di sessantadue marinai pugliesi. Nasceva un nuovo centro di culto e una nuova iconografia di San Nicola e delle storie miracolose della sua vita.
Ma che cosa aveva fatto San Nicola? Tra i successi più celebrati, l’aver salvato dalla prostituzione tre fanciulle di Patara gettando in una casa, attraverso una finestra, tre sacchi di monete d’oro, grazie alle quali il padre riuscì a maritare le ragazze. Si spiegano così le tre palle d’oro che cominciano ad apparire, nei dipinti, appoggiate al libro, come testimonia un bel San Nicola da Bari dell’Ortolano della metà del Cinquecento. Altro fatto: aveva salvato dalla carestia gli abitanti di Myra, convincendo l’equipaggio di una nave che trasportava grano a Costantinopoli, a scaricare cento e più sacchi nel porto di Andriake. Il carico giunto a destinazione si era rivelato poi miracolosamente eguale a quello della partenza. Ed ecco il fantastico e surreale Miracolo dipinto dal Beato Angelico nel predella del Trittico di Perugia.
Altro fatto ancora: aveva salvato dalla tempesta un gruppo di marinai, come ricorda il lunare e bellissimo Miracolo marittimo di San Nicola di Lorenzo Monaco, all’alba del Quattrocento. E così il santo era diventato protettore di marinai, pescatori, e naviganti. Ma di fatti strabilianti San Nicola ne aveva compiuti a decine, come raccontano i capolavori italiani e stranieri esposti, di Paolo Veneziano, Lotto, Bartolomeo Vivarini, Mattia Preti e tanti altri artisti tedeschi, russi, statunitensi sino a Andy Warhol e alla sua incisione con Santa Claus del 1981
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LA MOSTRA
San Nicola. Splendori d’arte d’Oriente e d’Occidente
Bari, Castello Svevo, dal 7 dicembre al 6 maggio. A cura di Michele Bacci e Fabio Marcelli (catalogo Skira).