San Suu Kyi, processo a porte chiuse E l'intruso dice: "Ho avuto una visione"

Dopo l'effimera illusione di ieri, l'udienza al premio Nobel per la Pace prosegue a porte chiuse. John
Yettaw, l’americano che si è introdotto nell’abitazione della leader dell’opposizione dice ai giudici "Ho pensato che la sua vita fosse in pericolo"

Rangoon - L'idea di libertà è già finita. È durata poco l’illusione che il processo alla leader democratica birmana Aung San Suu Kyi potesse svolgersi a porte aperte alla presenza di diplomatici stranieri e di giornalisti nel rispetto delle leggi internazionali. Le autorità birmane hanno di nuovo deciso di procedere a porte chiuse, dopo la breve apertura, appena 45 minuti, di ieri a 20 diplomatici e 10 giornalisti. Ieri il governo ha anche permesso ai diplomatici di Russia, Singapore e Thailandia di incontrare Suu Kyi, ma la premio Nobel per la Pace deve stare bene attenta a ciò che dice a questi stranieri perché potrebbe essere causa di nuove imputazioni. La leader della Lega nazionale per la democrazia, 63 anni, ha comunque ringraziato i rappresentanti stranieri per il supporto che le viene dimostrato da più parti del mondo.

Depone Yettaw "Ho avuto una visione e ho pensato che la sua vita fosse in pericolo". Così John Yettaw, l’americano che si è introdotto nell’abitazione della leader dell’opposizione birmana Aung San Suu Kyi dopo aver attraversato un lago a nuoto, ha spiegato i motivi del suo gesto, all’origine del nuovo arresto della dissidente. Lo ha riferito oggi Nyan Nin, uno degli avvocati del Premio Nobel e portavoce del suo partito. Oggi il processo a Suu Kyi è ripreso a porte chiuse dopo che ieri, sotto la crescente pressione internazionale la giunta birmana aveva consentito l’ingresso di 30 diplomatici e di 10 giornalisti al processo in cui la dissidente, 63 anni, è accusata di violazione delle regole dei domiciliari dopo l’intrusione del mormone americano. La «visione», secondo Nyan Nin, è stata evocata dall’intruso martedì scorso, durante un’udienza dedicata alla testimonianza di un ufficiale di polizia che lo ha interrogato. Nyan Nin ha riferito che Yettaw ha detto al suo avvocato di chiedere all’ufficiale: «Si ricorda che durante l’interrogatorio ho detto di aver avuto una visione che mi ha fatto pensare che la sua vita fosse in pericolo?». «Sono venuto a Myanmar (il nuovo nome della Birmania, ndr) per mettere in guardia le autorità di Myanmar e Daw (signora) Aung San Suu Kyi contro questo pericolo», avrebbe detto l’americano di 53 anni, secondo l’avvocato. Oggi, al quarto giorno del processo, è stato mostrato un video girato da Yettaw nell’abitazione di Aung San Suu Kyi, secondo Nyan Nin. Nel filmato ad un certo punto l’americano punta l’obiettivo su se stesso e afferma di aver chiesto alla leader dell’opposizione il permesso di scattare foto. Ma lei ha rifiutato. «Sembrava spaventata e lui si è scusato», ha precisato l’avvocato.  

Le accuse Aung San Suu Kyi è accusata di aver violato gli arresti domiciliari per aver ospitato per due giorni un bizzarro americano, il mormone John William Yettaw, giunto in maniera roccambolesca nella sua casa. Una vicenda oscura, che per molti è una trappola per prolungare la prigionia di Suu Kyi proprio mentre stavano scadendo i termini dei domiciliari e per impedirle di prendere parte alle elezioni del prossimo anno.

Il processo Nonostante la concessione di ieri, il processo si è tenuto a porte chiuse fin dal suo inizio, lunedì. Nove premi Nobel, tra cui il vescovo sudafricano Desmond Tutu, hanno duramente criticato il procedimento definendolo "una beffa". Il verdetto dovrebbe essere pronunciato prima che scadano i termini dei domiciliari, il 27 maggio. Se sarà giudicata colpevole, rischia fino a cinque anni di carcere che, secondo uno dei suoi avvocati, l’americano Jared Genser, potrebbero essere letali per le sue precarie condizioni di salute.