Sanità laziale, non solo debiti: al S. Filippo Neri intervento rivoluzionario sulla valvola mitrale

L’eccellenza medica della Capitale raggiunge nuovi successi. Il San Filippo Neri si pone ancora una volta all’avanguardia nella cardiochirurgia endovascolare. Per la prima a volta è stato effettuato nel nosocomio un intervento che rivoluziona il trattamento sulla grave patologia della valvola mitrale. Con l’inserimento di una «clip» avvenuta per via percutanea endovascolare dalla vena femorale, e quindi senza l’apertura del torace, è stato possibile ridurre la disfunzione rimodulando il flusso di sangue ossigenato nell’aorta. Quattro i pazienti che giorni fa sono stati sottoposti all’intervento, due uomini e due donne ultra-settantacinquenni, con grave patologia della valvola mitrale e non operabili in via tradizionale per l’elevato rischio dell’intervento, cui sono state riparate le valvole per via percutanea, dall’equipe di Emodinamica dell'azienda ospedaliera, diretta dal professore Giulio Speciale. «È una grande soddisfazione - afferma Domenico Alessio, general manager del San Filippo Neri - che anche in momenti così delicati e difficili per la sanità laziale il nostro ospedale riesca a dare comunque, risposte ad altissimo livello ai cittadini affetti da patologie di particolare gravità attraverso nuove e sofisticate tecnologie». E tra le nuove metodologie d’intervento sono quelle sui pazienti fragili a elevato rischio chirurgico che questo tipo di trattamento percutaneo endovascolare, effettuato in pochissimi centri ad elevata specializzazione (negli Usa è attualmente in fase di approvazione dalla Food and Drugs Administration), consente una valida alternativa sia pergarantire la qualità di vita che la prognosi favorevole. Diversamente invece l’insufficienza della valvola mitrale non corretta, proprio a causa dell’inversione del flusso di ossigeno verso l’atrio ventricolare piuttosto che esclusivamente verso l’aorta, non ha una buona prognosi e crea sintomi invalidanti come l’affanno anche se per sforzi lievi e addirittura a riposo. La ricaduta? Frequenti ospedalizzazioni del malato per scompenso cardiaco acuto. Insomma intervenire prontamente con interventi limitatamente invasivi fa addirittura risparmiare risorse all’erario anche a medio termine.