Sanremo: la Rai fa la guerra alla Rai

Domani parte Sanremo. Stavolta Mediaset e La7 propongono una vera concorrenza. Ma tra calcio e politica le maggiori insidie per il Festival arrivano dalla tv di Stato

Non è più ribalta accesa, come veni­va chiamata nei favolosi anni Sessanta, l’orario di prima serata (oggi, ahimè, di­cesi pràim tàim , lo scrivo come lo pro­nunciano). Pensate un po’ che ai tempi i dirigenti della Rai, Rodinò, un ingegne­re amministratore delegato dell’azien­da, e Bernabei, direttore generale della stessa, decisero di boicottare il festival dirottandolo sul secondo canale (non ancora ricevibile in tutte le regioni) e in seconda serata. Era il ’64 e a Sanremo assieme ai big nostrani cantavano gli stranieri, come nel football, tipo Frankie Laine, Paul Anka, Frankie Avalon, Gene Pitney, Ben E. King. Fu questa una ragione, per l’accoppiata Rodinò-Bernabei, di boicottare un festival che non era più italiano. Allora erano tre le serate, prendere su e portare a casa, senza concorrenza, private, satellitari, analogiche, digitali, roba da venticinque milioni di ascolti, dello share, sostantivo sconosciuto, nemmeno parlarne.

Oggi no, la Rai prepara il circo festivaliero, non tre, non quattro ma dico cinque sere, ma che dico sere, cioè albe, mattinate, pomeriggi, serate, notti, tutte infarcite di Sanremo, su qualunque canale di Stato. Ma stavolta anche il nemico non si arrende, le truppe di Mediaset e Sky annunciano la controffensiva, si va in onda comunque, nessuno tocca i palinsesti, anche la Rai non arretra di un format, dunque avanti con i prodi Floris, Dandini, Santoro, stavolta contro il popolo che ha voglia di musica, ha voglia di Belén e di Canalis, di Morandi e di tutto il resto della compagnia cantante. Ma il festival deve fare i conti con i franchi tiratori, con i parenti serpenti, insomma, sa che quest’anno forse non saranno coriandoli e fiori della riviera, stavolta il compagno Morandi dovrà guardarsi non soltanto da Zelig , idem come sopra, o dalla Corrida di Insinna, ma dai vicini di casa, tipo Rosa e Olindo, dai canali due e tre pronti a dimostrare che i centocinquanta anni di Unità d’Italia sono una cosa ma le cinque giornate di Sanremo per la Rai sono un’altra, del tutto differente, se non opposta.

Si tenta di far capire agli abbonati che il Paese non può vivere di melodie e strazi d’amore cantati al microfono, davanti a spalti gremiti. Si tenta di far capire al Paese medesimo che il Rubygate vale di più delle gambe della Rodriguez o delle labbra dell’italoyankee Elisabetta, anche se le due vallette di Morandi sono a libro paga statale; insomma, non bisogna mollare l’osso del governo, la Rai non è una ma trina, si divide tranne quando si tratta di difendere interessi particolari, quelli di una fazione comunque. In fondo il festival è una semplice rassegna di tipi e di tipe che cantano, che si esibiscono con i soldi nostri. Ecco, sarebbe per l’appunto coraggioso un talk show o un report sull’argomento specifico, con tutti i dettagli di cronaca, ingaggi, costi, commissioni, spese di trasferta del circo in Riviera, con nomi e cognomi, chissà, qualche intercettazione potrebbe anche saltare fuori. O no? Ma sono maligno e prevenuto, escludo dunque che si arrivi a tanto, anche perché sul palcoscenico di Sanremo prima o poi sono saliti tutti, camerati e compagni, di qua e di là.

Occhio comunque al tabellone: domani si parte e, insieme, riparte la Champions con il Milan; per chi non amasse il football ecco che Floris mette il suo Ballarò; Canale 5 ha una Jennifer Lopez nel thriller Via dall’incubo; e, per restare nell’ambito, su Italia 1 ecco Mistero; il giorno appresso ancora Champions con la Roma, quindi la Sciarelli su Raitre con Chi l’ha visto?, Mediaset spara Superpaperissima , e Italia 1 ha un Romanzo criminale di Michele Placido. Giovedì ancora calcio, ’o Napule in Euroleague, poi Annozero su Raidue, Woody Allen con Match point su Canale 5; al venerdì arrivano Zelig e Quarto grado. Insomma è un bel vedere, tenendo presente che il festival, controllando i palinsesti, non è più, come il campionissimo, un programma «solo al comando», ma dovrà curare la difesa, andando all’attacco, senza cercare alibi, scuse da repertorio. Eventualmente si rivolga in famiglia. Comunque se Sanremo è Sanremo lo dimostri.