Sapore di vacanza negli interni di casa Casoli

«L’abitazione deve trasmettere energia. La mia camera da letto è rossa, il colore della passione, la cucina moderna e tecnologica»

Antonello Mosca

Francesco Casoli è uno dei più giovani capitani d'industria delle Marche. Amministratore delegato di «Elica», la prima azienda al mondo nella produzione di cappe aspiranti, e che da pochi anni ha visto ampliare la sua attività nel settore dell'elettronica, nei motori elettrici e nella lavorazione dell'acciaio.
«Lei, con più di 400 milioni di euro di fatturato, migliaia di dipendenti, decine di aziende, trova il tempo di occuparsi della sua casa?». Questa è la prima domanda che poniamo ad un personaggio che è davvero straordinario, appassionato di arte, di cultura, di grandi viaggi avventurosi.
«Le sembrerà strano ma il tempo lo trovo, perché il mio interesse per la casa è davvero grande. La ritengo il centro della mia vita, il rifugio per la mente dal lavoro e dallo stress quotidiano».
E com'è questa casa?
«È quella costruita da mio padre, la stessa dove egli costruì la prima cappa, e una bellissima fotografia lo mostra in questo suo primo lavoro. Credo così, forse seguendo le regole del feng shui, che questo luogo è ricco di energia, un'energia che influisce su tutte le mie attività».
C'è un determinato stile nel suo arredamento?
«Guardi, io la considero quasi un luogo di vacanza, dove regna la convivialità, dove i bagni sono luoghi importanti, le finestre e le aperture sono tante e la natura sembra far parte del tutto».
Il suo soggiorno?
«È dominato da un gigantesco tavolo danese, tutto in legno, che a mio parere è il vero cuore dell'intera casa, ed ha davanti un armadio costituito da un'antica cassaforte spagnola, nera, del Seicento, adibita a contenere piatti, bicchieri e ogni genere di stoviglie. Le sedute sono molte, perché un grandissimo divano ad "elle" può ospitare dieci, dodici persone. È tutto rivestito in color ocra, il colore che amo più di ogni altro, che ricorda la terra nella maniera più nobile e inoltre è una tinta che secondo me lega davvero con tante altre».
Lei è un sostenitore appassionato delle arti visive, promuovendo diverse manifestazioni nella regione e quindi avrà certamente opere d'arte alle pareti.
«Se devo essere sincero la mia passione sono tutti gli allievi, se così possiamo dire, di Giovanni Fattori: così amo vedere alle pareti le opere dei macchiaioli, che mi emozionano per le campagne, le nature, la vita semplice».
E la sua camera da letto?
«È rossa, rossa come la passione, ma di un rosso giocato su tante tonalità, con tessuti sui quali poggiano foglie dorate. Il letto, come vuole lo stile giapponese, oggi diventato tanto di moda, è molto basso ed è affiancato da una lunga e stretta grande fotografia dell'isola Maddalena, posta tra Corsica e Sardegna. Lì ho realizzato il mio sogno più grande, una casa tra vento, aria, mare, e natura importante. Naturalmente è decorata tutta in ocra».
E la sua cucina, che logicamente avrà una cappa da lei prodotta?
«Moderna nei mobili ma soprattutto attrezzata in maniera incredibile, dove il colore dell'acciaio si sposa con un paglia molto tenue. Come cuoco sono un mediocre, ma certamente preparare cibi è un'operazione che mi diverte e mi rilassa. Non vi consumiamo alcun pasto, perché il grande tavolo danese è un richiamo troppo forte».
In un certo senso lei è legato al mondo dell'arredamento. Cosa ne pensa di quello che il mercato offre?
«Mi sembra che tutto si sia omogeneizzato, non esiste più alcun glamour, è un mondo di copie, di cose già viste. Ma forse sono i tempi che hanno portato a tutto questo: si guarda al prezzo, ai costi di produzione, a quelli della distribuzione, e diventa difficile in queste condizioni guardare più avanti, produrre innovazione, anche se in realtà non innovare significa fatalmente tornare indietro».
Lei, oltre ad aver fatto il giro del mondo in barca a vela, spedizioni naturalistiche, duecento chilometri a piedi per raggiungere il Polo Nord, ha fatto qualche altra follia?
«Sì, e forse è quella che più mi piace: ho comperato un quadro di Chagall».