Come sarà il mondo nel 2052

Un racconto ispirato al (vero) convegno internazionale che ha disegnato
l’identikit del nostro pianeta alla metà del XXI secolo. Nella
civilissima Oslo è in corso un (falso) simposio alla ricerca del passato

Il professor X, dopo essersi concesso un lungo sorso d’acqua distillata (stava parlando da oltre un’ora!), depose il bicchiere sull’apposito ripiano a lato del leggìo in mogano e concluse il suo intervento: «Per cui oggi, 22 dicembre 2052, noi uomini del futuro che ben conoscono il peso e la responsabilità della loro missione, possiamo dichiarare ufficialmente aperto il Primo Congresso Internazionale di Passatologia».

E istantaneamente, mentre gli ospiti della platea restarono immobili, ben allineati nei loro loculi sistemati verticalmente dagli impeccabili schiavi inuit, dalle gallerie destra e sinistra scrosciò il convinto applauso del pubblico pagato, composto da oltre cinquemila immigrati boscimani di seconda generazione.
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«Sì, certo che lo ricordo, quel curioso libretto, dottor Y. Ma per la verità devo dire il titolo prometteva più di quanto l’autore mantenesse...».
Questa volta il professor X, essendo in corso la cena dei simposiarchi dopo la prima sessione del Congresso, invece di un bicchiere d’acqua distillata s’era concesso una gustosissima (e molto alcoolica) spremuta di cammello allo zenzero, l’ideale per annaffiare il suo patè di alghe del Nilo.

«Be’, come si dice, non tutti gli hamburger riescono con la crosta. In effetti, Il congresso di futurologia non è da annoverare fra le migliori opere di Stanislaw Lem», concordò, con la giusta dose di ossequio nei confronti del decano il dottor Y che, con i suoi 47 anni, era di gran lunga il più giovane fra gli oltre cento convegnisti riuniti alla Casa della Cultura di Oslo.

«Non sarà fra le migliori - interloquì sua eminenza Z, seduto proprio di fronte a Y, senza peraltro alzare lo sguardo dal suo piatto di gamberi di fiume lunare - ma, se non altro, è fra le poche opere letterarie rimasteci del Ventesimo secolo...».
Queste parole ebbero sulla conversazione, fin lì mantenutasi su contenuti e toni di assoluto relax e disimpegno, lo stesso effetto che provoca un telo nero quando copre una gabbia di cacatua. Il silenzio assoluto. Un silenzio rappreso e gelido.
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Sua eminenza, purtroppo, aveva ragione. Da quando, dieci anni prima, oltre il 95 per cento dei file contenenti i testi conservati nelle Case della Cultura di tutto il mondo erano stati distrutti dal virus «Fahrenheit 451», il passato era divenuto frammentario e pressoché indecifrabile come probabilmente era stato, una volta, il futuro. La Terra viveva soltanto proiettata in avanti, per il semplice motivo che, quando si voltata indietro, non scorgeva che ombre indistinte.

Appunto per questo il meglio del sapere a livello planetario (e fors’anche galattico) si trovava lì a Oslo, la capitale del Paese con l’indice di sviluppo umano più elevato.
Ma neppure loro, il professor X e gli altri, potevano conoscere la barzelletta (perché di questo si trattava, di una barzelletta) in forma di slogan uscita, nel 1974, dalla Conferenza intergovernativa su popolazione e sviluppo di Bucarest: «Il miglior contraccettivo è lo sviluppo economico». Come non potevano sapere che, negli anni Ottanta e Novanta del XX secolo, nazioni quali Germania, Italia, Russia e Giappone viaggiavano al ritmo di un figlio a coppia. Lo chiamavano «lowest low fertility»...

Sapevano invece per esperienza diretta, loro e soprattutto delle loro gentili signore, gratificate da innumerevoli gravidanze condotte da uteri in affitto, che la relazione fra sviluppo e natalità, una volta raggiunto un elevatissimo livello di sviluppo, si inverte: quando le società sono molto avanzate, un maggiore sviluppo socioeconomico tende ad accompagnarsi a un numero di figli più elevato. Persino sua eminenza Z non si era tirato indietro e annoverava una decina di eredi, dei quali quattro gentilmente offerti dal suo giardiniere nepalese.
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La data del 22 dicembre 2052 era stata scelta, per inaugurare il Primo Congresso Internazionale di Passatologia, in quanto ricorrenza di uno fra i pochissimi eventi (fortunatamente soltanto annunciati...) la cui memoria il virus «Fahrenheit 451» aveva risparmiato. Forse qualcuno di voi ricorderà. Si tratta della profezia maya sulla fine del mondo, che avrebbe dovuto verificarsi il 21 dicembre del 2012. Tracce di quel terribile memento mori erano rimaste miracolosamente illese, dopo il disastro della primavera 2042, nel link di un sito australiano gestito dalla setta dei «Catastrofisti Felici».

Ebbene, quarant’anni dopo lo scampato pericolo, il mondo c’era ancora, a dispetto di quei menagrami dei Maya. Ed era un mondo, a detta di tutti, migliore di quello in cui il dottor Y, il mellifluo e saccente dottor Y, era nato, per la precisione a Milano, 47 anni prima.
Passatologia... Che strana parola. Un tempo, pare si preferisse il termine «storia», a volte persino con la «S» maiuscola, per indicare i fatti decisivi, quelli che dettavano le linee all’umanità. Invece oggi, cioè nell’oggi del 22 dicembre 2052, l’umanità non aveva più bisogno di linee da seguire. Era una macchina perfetta che procedeva da sola. Cina e India erano i due motori economici del pianeta. Ovunque la povertà era stata eliminata. L’Africa stessa aveva raggiunto livelli di benessere assimilabili a quelli dell’Asia sul finire del XX secolo. E le emissioni di gas-serra erano state domate e ridotte al lumicino.

E le città... Come si viveva bene, nelle città del 2052! Certo, non tutte potevano gareggiare in efficienza, pulizia e sicurezza con Oslo. Ma ormai la rottamazione delle periferie, soprattutto quelle delle vecchie e obsolete megalopoli come New York, Shanghai o Buenos Aires, era un fatto compiuto. Erosione delle coste, desertificazione, crescita delle aree selvatiche, durante la «Seconda Transizione Demografica» erano state volte in positivo grazie a una lungimirante politica dell’immigrazione che aveva fatto assurgere al nobile ruolo di Servaggio Attivo popolazioni fino a cinquant’anni prima neglette e destinate alla consunzione. Infine, la vecchiaia era stata in pratica abolita. Un solo dato: in Italia gli ultraottantenni erano oltre il 15 per cento della popolazione.
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A beneficio dei nostri lettori, concluderemo dicendo che il Primo Congresso Internazionale di Passatologia terminò, alla mezzanotte del 31 dicembre 2052, con un solenne e commosso brindisi «al Passato». Dopo di che i relatori vennero ricollocati dagli schiavi nei loro loculi e rispediti alle località di provenienza. Dall’orgia che si scatenò fino al mattino successivo, cui parteciparono, ebbri di aguardiente e peyote, inuit e boscimani sarebbe nata la classe dirigente della «Terza Transizione Demografica».