Sara Salkaházi

Questa ungherese si chiamava in realtà Schalkház e nacque nel 1899 a Kassa da genitori di origine austriaca. Si diplomò maestra e insegnò in una scuola frequentata dai figli di operai e di zingari (che evidentemente il governo asburgico riusciva a distogliere dal furto con destrezza e a mandare a scuola). Dopo la Grande Guerra, dissolto l'impero austro-ungarico, Sara rifiutò di giurare fedeltà al nuovo regime e dovette lasciare l'insegnamento. Cominciò a scrivere articoli letterari su vari periodici e fece i mille mestieri, tra cui quello di legatrice di libri e di modista. Si iscrisse al partito cattolico e ne diresse la rivista ufficiale. Nel 1927 arrivarono a Kassa le Suore dell'Assistenza. Sara ne fu affascinata e volle vestirne l'abito. Smise di fumare e a trent'anni venne ammessa. In tale veste gestì una libreria religiosa, diresse un ospizio per i poveri, si occupò della gioventù operaia femminile, di conferenze, di centri culturali, di attività giornalistica e anche della direzione del giornale «Donna Cattolica». Quando il nazismo cominciò a contagiare anche molti ungheresi, Sara fece diventare ungherese il suo cognome austriaco e divenne Sara Salkaházi. Scrisse parecchi articoli antinazisti nella rivista «La Voce dell'Anima». Voleva partire missionaria ma scoppiò la guerra. E suor Sara aprì le case per giovani operai che aveva fondato agli ebrei perseguitati. Nel 1944 si trovava in una Budapest assediata dai sovietici quando, a causa della sua attività a protezione degli ebrei, venne arrestata e fucilata seduta stante. Il suo corpo fu gettato nel Danubio.