Sarah Palin cita «Narnia» e gli Usa si dividono

Dalla religione alla politica. Mentre il film Le cronache di Narnia. Il Viaggio del Veliero è al top degli incassi mondiali e veleggia anche nelle prime posizioni della classifica italiana, si apre un altro fronte di «dibattito» sulla pellicola dopo che nei giorni scorsi l’attore inglese Liam Neeson aveva creato un vespaio di reazioni nella comunità cattolica e in quella musulmana per alcune sue dichiarazioni sull’ispirazione religiosa dell’opera. Stavolta, a scatenare la polemica, è stata addirittura un’intervista rilasciata dall’ex governatore dell’Alaska ed ex candidata repubblicana, Sarah Palin, al magazine del New York Times in cui ha detto di leggere i romanzi di C.S. Lewis, autore della saga di Narnia, quando ha bisogno di «un’ispirazione divina». Qualche osservatore e soprattutto l’attrice comica Joy Bear hanno ironizzato pesantemente sull’affermazione facendo rilevare che i libri di Lewis sono destinati soprattutto ai ragazzi e, dunque, la Palin non si dedicherebbe a letture molto impegnate. Apriti cielo: immediata è scattata la reazione dei fan dello scrittore di Narnia, duramente risentiti: i racconti non sono destinati solo a un pubblico di ragazzi, sostengono. Occorre ricordare che la Palin nel 2008 fece una disastrosa intervista con la giornalista della Cbs Katie Couric dalla quale sembrava che le sue letture fossero più o meno nulle. Attaccata da più parti, la Palin è stata da allora molto più attenta a parlare di libri ma, qualsiasi parola pronunci in merito alle sue letture, viene ormai passata sotto la lente di ingrandimento dei suoi detrattori. Nel dibattito che si è acceso su Narnia e che negli Stati Uniti va avanti da qualche giorno è intervenuto sul Wall Street Journal persino Michael Flaherty, presidente e cofondatore della Walden Media che pubblica i libri di Lewis e coproduce i film di Narnia. Flaherty ha spiegato che i libri di Lewis «possono essere di grande insegnamento anche per gli adulti, soprattutto se letti e interpretati nel modo corretto». Per Lewis, infatti, le favole rappresentano «il modo migliore e più autentico per comprendere la verità sia per gli adulti che per i bambini». Non solo: per lo scrittore inglese, una delle strade più sicure per conoscere bene la personalità e il carattere di un individuo è sapere cosa legge». Nel suo intervento Flaherty sostiene che le favole servono a far vivere meglio i ragazzi ma, soprattutto, gli adulti. Perché, come recita la dedica che Lewis fece per il suo primo romanzo della saga di Narnia, «sei già troppo vecchio per le fiabe ma un giorno sarai abbastanza grande per iniziare a leggerle di nuovo».