Sarkozy solista: subito Tobin Tax

L’imposta sulle transazioni finanziarie scatterà da agosto in Francia, anche senza l’approvazione del resto d’Europa

Il coraggio di restare presidente della Repubblica, di gestire la crisi senza lasciarsi prendere dalla propaganda. Nicolas Sarkozy si è presentato ieri nelle case dei francesi a «spiegare la situazione per quella che è». In contemporanea su otto emittenti nazionali. Un primato. Un’intervista in cui ha parlato di sacrifici e di rilancio da capo di Stato e non da candidato. Perché Sarkò non ha voluto sciogliere la riserva neanche ieri. Ma ha lasciato intendere: «Non mi tirerò indietro».

Dal 1°ottobre, l’Iva sarà portata al 21,2 per cento (1,6 punti in più dell’attuale), è stato l’incipit di un discorso tutto calibrato su singoli provvedimenti di cui il Paese ha bisogno, più che sull’annuncio di riforme epocali. È il ritratto di una Francia da ridisegnare per tornare a essere competitivi nel mondo, specie ora che l’Europa «non è più sull’orlo del baratro». «In Italia Monti ha preso misure forti e giuste», ha detto Sarkò. La Francia vuol fare lo stesso «con un miliardo di euro di investimenti per le imprese, un fondo dedicato all’economia reale e non alla finanza». Anche se Parigi ha perduto la sua Tripla A per Standard’s & Poor, ha detto Sarkò, «Moody’s, la seconda agenzia di rating, ha confermato la tripla A», «siamo nella traiettoria migliore, anche grazie al lavoro del governo».

Due giorni fa, Sarkozy aveva incassato il sostegno della cancelliera tedesca. Alla convention dell’Ump, il movimento di cui Sarkò è presidente, Frau Merkel ha inviato il segretario generale della Cdu, Hermann Grohe, a spiegare che lui «è l’uomo giusto all’Eliseo, e lo sarà anche in futuro», attaccando François Hollande, candidato socialista in testa ai sondaggi e lasciando intendere che, in un momento di crisi come l’attuale, l’Europa non può permettersi incognite: «L’asse franco-tedesco deve restare tale». Ma alla domanda sul sostegno della Merkel, Sarkò ha ironizzato: «Non sapevo votasse in un collegio elettorale francese».

Se il programma economico del candidato socialista è stato bollato come «un ostacolo» dal partito della Cancelliera, Sarkozy deve dare prova di credibilità, anzitutto ai francesi. Quella che negli ultimi anni ha perso e che, con un cambio di stile (e di registro), nelle ultime settimane sembra stia ritrovando. Ha infatti guadagnato qualche punto nei sondaggi. Anche ieri, nel discorso tv, ha parlato di tasse in favore di finanziamenti allo stato sociale con l’aumento di due punti della Contribuzione sociale generalizzata (Csg); la possibilità per i proprietari di ampliare le case del 30 per cento su tutto il territorio e, laddove possibile, l’introduzione a partire da agosto di una specie di Tobin Tax. Sul lavoro, per avvicinarsi ai numeri della Germania, Sarkò vuole «rilanciare l’apprendistato e riformare il sistema aziendale, che oggi non apre abbastanza ai giovani».

Ieri Sarkò ha risposto alla domanda sulle presidenziali dicendo che non spetta a lui giudicare, ma ai francesi. Due giorni fa, la pattuglia della destra conservatrice si era mostrata unita attorno al presidente. Uno per tutti, tutti per uno, questo sarebbe stato lo slogan più appropriato per la seconda campagna presidenziale. Invece il partito ha optato per un più sobrio: «C’est le courage qui donne la force d’agir». Un gioco di squadra partito-presidente che prevede tappe precise prima di sottoporre agli elettori la figura di Sarkozy come «candidato» ufficiale.

Chi dice che Sarkozy è finito, non conosce le regole del gioco. Il doppio turno fa perno sulle alleanze. Con un colpo di coda, la destra Ump potrebbe convincere i francesi, e pure i politici riottosi all’alleanza come il centrista François Bayrou - il quale ha definito le proposte «misure dell'ultimo minuto» - che in un momento simile l’Eliseo deve restare di destra. Come dice Frau Merkel. PS - programmazione curiosa sul terzo canale nazionale: trasemettevano Zorro.

Twitter: @F_D_Remigis