LA SATIRA DELL’ÉLITE BOLSCEVICA

Ritrovati negli archivi di Mosca schizzi e vignette fatti negli anni Trenta dai big del Pcus a congressi e riunioni di governo

Chi ha detto che nell’Unione Sovietica degli anni Trenta era vietato ridersi addosso? Essere comici, anzi satirici, era possibile, persino tra membri di partito, nonostante la censura ideologica. Certo chi è abituato a vivere nella libertà di pensiero e di parola, potrebbe trovare quell’umorismo «timido, debole, inefficace». Ma bisogna ammettere che l'umana propensione a farsi quattro risate alle spalle degli altri non era stata soffocata del tutto, come dimostrano alcuni disegni dell’epoca, ritrovati nell’archivio centrale del Partito comunista, oggi Archivio di storia politica e sociale. La palma per la miglior didascalia satirica va senz'altro a «Evoluzione di un burocrate sovietico secondo Darwin (adattamento della specie). Fondoschiena allargato per le sedute alle riunioni e ventre atto al tè». La caricatura cui le parole fanno riferimento - un sovietico, nudo, che espone le succitate membra trasformate dalla dura vita burocratica - è una delle duecento recuperate dall’Archivio dagli storici moscoviti Alexander Vatlin e Larisa Malashenko e raccolte nel volume Piggy Foxy and the Sword of Revolution: Bolshevik Self-Portraits (Yale University Press, pagg. 224, $ 35).
Benevoli, arditi, osceni, a volte noiosi, mai compiacenti: i disegni contenuti nel volume, eseguiti a penna, matita o pennello, spesso frettolosamente, su fogli di blocco, pagine sparse o sul retro dei registri di partito, durante le sessioni del Politburo o le riunioni del governo, i Plenum del Comitato Centrale o i congressi, sono una vera sorpresa. Compresa nel periodo tra le due guerre, la collezione offre infatti un giro circostanziato e inedito nel girone prossimo a divenire infernale della nomenklatura sovietica. Riflessi come in uno specchio deformante, ci vengono restituiti i sentimenti viscerali che animavano le lotte intestine tra gli eredi di Lenin per il diritto a determinare il corso politico della nazione; i conflitti personali tra i membri del partito (splendida la vignetta di Kamenev che dipinge il «leone» Trotsky per farlo diventare una tigre, come il primo ministro francese Georges Clemenceau, chiamato «la tigre di Francia» perché aveva stabilito una dittatura militare nel 1917, e menzionato da Trotsky durante un dibattito al Comitato centrale); le speranze e i fallimenti della Nuova politica economica introdotta al termine della guerra civile per galvanizzare l'economia in declino e il suo ruolo nella disintegrazione del triumvirato Stalin-Zinoviev-Kamenev.
Stalin, Trotsky, Molotov, Zinoviev, Dzerzhinsky, Beria, Lenin sono solo alcuni dei leader bolscevichi ritratti con arguzia e sveltezza di tratto dai loro stessi eminenti compagni, artisti tra cui spiccano i nomi di Nikolai Bukharin, membro dell’intellighenzia moscovita che sedette al Comintern e al Politburo e disegnatore definito da Lenin «il più caro al partito» e di Valery Mezhlauk, presidente del Comitato di pianificazione dello Stato, che negli anni Trenta, grazie alla sua predilezione per gli scenari industriali, sostituì Bukharin, amante del lirismo rurale, come artista di primo piano nel Politburo.
Sia Mezhlauk che Bukharin che le altre firme d’artista che segnano le vignette hanno avuto più di un’occasione per osservare da vicino le diverse epifanie del percorso bolscevico e costituiscono perciò fonti più che attendibili sul clima dell’epoca. Mezhlauk ad esempio occupava una posizione importante nel management e l'industrializzazione della società era uno dei temi dominanti negli anni Trenta. Il paese era colmo d'orgoglio per le nuove ferrovie, le fabbriche e le stazioni di energia elettrica che sorgevano ovunque, mentre l'economia del mondo andava in declino. Il costume patriarcale vecchio di secoli veniva spodestato, si rompevano tradizioni, milioni di persone si mettevano in movimento. I disegni rivelano i metodi seguiti per tenere fede agli obiettivi, ai piani quinquennali imperativi per i quadri di Stalin: si percepisce la pressione amministrativa dall’alto, la lotta quotidiana per il reperimento delle risorse e gli investimenti. Di tutte le battaglie combattute al Cremlino, la più brutale fu quella per il flusso di denaro: un’intera sezione del volume è dedicata alle caricature che riguardano stanziamenti e finanze. La rappresentazione di Piatakov, che ha appena divorato i suoi oppositori nella lotta per i finanziamenti all’industria pesante e il ritratto di Mezhlauk, strangolato da una fornace antropomorfa sono solo alcuni esempi della coercizione psicologica esercitata da quella brutalità.
Un altro snodo «fotografato» dal tratto degli artisti era costituito dalle posizioni assunte in politica estera: nelle collezioni si ritrova una caricatura dello zio Sam con un sacco pieno di soldi cui i sovietici tentano di attingere - bucandone il fondo - con la richiesta di credito, e una caricatura di Kosior in visita negli Stati Uniti con le compagne russe tristi perché parte e un’attraente afroamericana che lo attende a braccia aperte al suo arrivo.
Un cambiamento avvenne con le caricature degli anni Trenta: in contrasto con quelle degli anni Venti, non ci sono nemici. Gli artisti sono indulgenti coi loro soggetti, al peggio li dipingono confusi o sempliciotti. Tutti si sentono parte di una grande famiglia chiamata nomenklatura, con la stessa identità di casta e gli stessi interessi. Gli artisti condividono ormai apertamente speranze e paure dei loro soggetti: gli oratori che attendono pazienti il loro turno, gli economisti che si sentono responsabili per le negligenze nell’industrializzazione forzata, i diplomatici costretti a trovare un equilibrio fra l'etichetta internazionale e le richieste imposte dal codice morale rivoluzionario.
Fu proprio questo senso di solidarietà dell’élite sovietica degli anni Trenta ad irritare Stalin e a divenire uno dei catalizzatori delle purghe di massa. La collezione di caricature dell’archivio si chiude con il plenum del Comitato centrale del 1937. Mezhlauk sopravvisse a Bukharin soltanto per poco. Fu arrestato nel dicembre 1937 e ucciso nel luglio del 1938. I loro disegni entrarono negli schedari della polizia. Con le note di Beria, ne inviò alcuni a Voroshilov, appassionato di caricature. Ma il meglio delle vignette dell’Olimpo bolscevico svanì senza lasciare traccia.