Il sax di Shorter vola sulle strade del jazz

Wayne Shorter è uno dei migliori sassofonisti del jazz attuale. Ma molti lo prediligono come comprimario del sommo quintetto che Miles Davis diresse negli anni Sessanta, e che entrò in crisi alla fine del decennio con la famosa svolta elettrica. Shorter resistette fino al 1970, quindi anche dopo le opere fondamentali della virata davisiana (In A Silent Way, Bitches Brew). Poi se ne andò e fece parte come condirettore con Joe Zawinul, di uno dei complessi nati dalla diaspora del quintetto, i Weather Report. In seguito si mise in proprio con alterno successo: nei suoi gruppi fu sovente troppo in primo piano, producendo opere piuttosto uniformi, fatta eccezione per l’ottimo 1+1 con Herbie Hancock. Adesso arriva questo cd in quartetto che evita i difetti del passato prossimo. Con Shorter suonano Danilo Perez al pianoforte, John Patitucci al contrabbasso e Brian Blade alla batteria, tre musicisti che hanno imparato a creare, molto più che nei due cd precedenti (Footprints e Alegrìa) un ottimo equilibrio fra gli strumenti. Inoltre Shorter preferisce il sax soprano al tenore, usandolo con insolito e brillante vigore.

Wayne Shorter Beyond the Sound Barrier (Verve)