Scatta il maxiblitz in tutt’Italia Fermati 174 islamici sospetti

Oltre duecento perquisizioni. Pisanu: segno che non abbassiamo la guardia

Emanuela Fontana

da Roma

A sei giorni dall’attentato di Londra l’Italia reagisce con un’ondata di perquisizioni in ambienti islamici con forze congiunte di polizia e carabinieri. Duecentouno blitz, in appartamenti o locali collegati a persone che a vario titolo sono stati sfiorati dalle indagini sul terrorismo internazionale di questi anni, 174 fermati «per accertamenti»: alcuni, irregolari, verranno espulsi, per altri potrebbero scattare provvedimenti «ad personam». «Tutte le persone controllate fra ieri notte e oggi davano motivi concreti per essere controllate», ha chiarito il ministro dell’Interno Beppe Pisanu da Bruxelles, dove ha partecipato all’incontro sulla sicurezza dei responsabili degli Interni europei. «Non sono stati presi terroristi», ha subito precisato. Alcuni dei perquisiti «saranno espulsi con provvedimenti dei prefetti». Per quanto riguarda gli altri, «ai quali risulteranno elementi di pericolosità per i cittadini e per lo Stato non sufficienti per l’arresto prenderò decisioni sulla base di valutazioni scrupolose caso per caso». L'operazione «non è stata improvvisata», ha sottolineato il ministro, ma rientra «in un disegno di prevenzione che abbiamo sempre tenuto a livello medio-alto anche quando la minaccia sembrava attenuarsi».
Le perquisizioni sono partite nella notte e hanno interessato tutta Italia, dal Piemonte alla Campania. Le forze dell’ordine hanno «visitato» anche le abitazioni di alcuni presunti falsari di documenti: da anni l’intelligence segnala che l’Italia è il principale punto di appoggio logistico per gli attentatori internazionali per ottenere il passaporto per potersi muovere in Europa. Solo a Roma le perquisizioni sono state una trentina. Sono state sequestrate agende e appunti scritti. Decine di interventi sono stati svolti da Digos e Ros in Piemonte, soprattutto nel Vercellese. Polizia e carabinieri si sono presentati anche in Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Marche. A Napoli, in particolare, si sono svolte quattro operazioni legate all’ambiente dei falsari. I controllati sono tutti di nazionalità algerina. Quindici gli interventi a Caserta, dove sono stati sequestrati documenti in lingua araba ora al vaglio degli investigatori. Tutte le persone perquisite, spiegano gli inquirenti, appartengono a quell’«area grigia» di possibili fiancheggiatori di Al Qaida anche tramite la contraffazione di documenti. In quest’ottica le perquisizioni sono un messaggio di controllo più serrato su tutti gli ambienti in qualche modo contigui con possibili basi del terrorismo internazionale in Italia.
A Milano e provincia i controlli sono stati dieci. I blitz si sono svolti in base al 41 bis del codice penale, ossia la possibilità per le forze dell’ordine di svolgere perquisizioni anche in mancanza di un mandato di arresto qualora si sia in cerca di armi o esplosivi. La Digos milanese riferisce che dai controlli è emerso «molto materiale di interesse». Tra il capoluogo lombardo e Sesto San Giovanni le perquisizioni sono state cinque. Un algerino e un tunisino sono risultati irreperibili. Materiale «interessante» in lingua araba è stato trovato dagli investigatori anche in Liguria, dove i blitz sono stati una decina, in tutte le province della regione. A Chiaravalle, in provincia di Ancona, i carabinieri hanno perquisito l’abitazione di una donna tunisina parente del titolare di un call center già controllato nei giorni scorsi nel contesto di un’altra operazione sui possibili centri di finanziamento dell’estremismo islamico.
Le persone identificate complessivamente sono state 423. «Noi rispettiamo il lavoro delle forze dell’ordine - ha detto il presidente della comunità islamica di Firenze, Elzir Ezzedin -. Chiedo però di non attribuire all’Islam gli atti di terrorismo. Chi li compie è isolato dalla società islamica». Nessuna accusa alla comunità, ma l’operazione di ieri è la risposta all’allarme lanciato da Pisanu di un «terrorismo che bussa alle porte dell’Italia»: «Le perquisizioni sono state anche svolte per capire in modo ancora più preciso - ha chiarito il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano - quali sono le aree e i soggetti fonti di rischio».