La schiera di architetti "formati" dal fascismo

Dal Foro Italico alle "case del balilla": negli anni Trenta si definisce una nuova generazione di professionisti capaci di cogliere ed elaborare
la volontà del regime di definire un canone per l’architettura del Ventennio: <strong><a href="/media.pic1?ID=538">guarda le foto</a></strong>

Milano - Dal Foro Italico alle abitazioni-tipo che sorsero a Roma nel Ventennio quali luoghi per la formazione dei giovani. ed è proprio uardando queste abitazioni che si coglie come una folta schiera di nuovi professionisti sia stata capace di formarsi attraverso un progressivo affinamento tipologico e formale. Nel volume Case del Balilla - Architettura e fascismo (pagg. 264, 90 euro), Rinaldo Capomolla, Marco Mulazzani e Rosalia Vittorini hanno sintetizzato quello che prende il nome di "canone" del regime fascista.

L'Opera Balilla Il volume, edito da Electa nella collana Architetti moderni, presenta l’esperienza architettonica maturata all’interno dell’Opera Balilla che, in poco meno di un decennio, tra gli anni Venti e Trenta del Novecento, si è concretizzata nella realizzazione del complesso del Foro Mussolini (oggi Foro Italico) a Roma e in centinaia di edifici sparsi sul territorio nazionale: le case del balilla. Si tratta di un tipo edilizio nuovo destinato a divenire il luogo deputato alla formazione dei giovani negli anni del regime fascista. Considerata inizialmente poco più che una struttura di servizio - costituita da una semplice palestra e, nelle città maggiori, attrezzata con biblioteca, cinema-teatro, piscina e campi da gioco all’aperto - la casa del balilla è oggetto, dai primi anni Trenta, di un progressivo affinamento tipologico e formale.

Una nuova generazione di professionisti Nei progetti e nelle realizzazioni più significative di una nuova generazione di professionisti, si possono cogliere i riflessi di una questione cruciale per le vicende dell’architettura moderna italiana tra le due guerre mondiali: la volontà di definire un canone per l’architettura del fascismo. Il volume, che documenta per la prima volta e con materiali in grandissima parte inediti il fenomeno in tutta la sua ampiezza, comprende un articolato repertorio di oltre duecento edifici costruiti o progettati da architetti di gran nome (Enrico Del Debbio, Luigi Moretti, Francesco Mansutti, Gino Miozzo, Adalberto Libera, Mario Ridolfi, Mario Cereghini, Gaetano Minnucci, Cesare Valle) e una selezione di architetture esemplari illustrate da un cospicuo apparato iconografico originale.

Edilizia e regime Tre saggi ricostruiscono il quadro dell’attività dell’Opera analizzando la vicenda edilizia nel suo complesso, le caratteristiche tecniche e tipologiche delle case e il ruolo di una committenza affatto particolare, attiva negli anni più significativi per i rapporti tra architetti italiani e regime fascista. L’introduzione, affidata allo storico Emilio Gentile, colloca l’esperienza dell’Opera balilla tra i più complessi programmi di trasformazione della società tentati dal fascismo.