La scienza racconta l’uomo

Le opere di Enzensberger e di Barbujani riscoprono i valori della fisica, dell’astronomia e prima ancora della poesia

In pochi anni Merck Serono ha legato il suo nome alla diffusione della scienza premiando i migliori autori che si sono impegnati nella divulgazione scientifica attraverso saggi e romanzi. Mercoledì a Roma sono stati assegnati i Premi di quest’anno (la quinta edizione) a Hans Magnus Enzensberger per la narrativa e a Giuido Barbujani per la saggistica.
Enzensberger, considerato oggi uno tra i più “illuminati” intellettuali europei, sin dai suoi esordi letterari nei primi anni sessanta, ha rivolto una particolare attenzione alla necessità di una ri-congiunzione tra scienza e poesia, chiedendosi se esista una soluzione all’«enigma» che ha estromesso la matematica dalla civiltà delle lettere. Le sue opere sono dedicate ai temi in senso più ampio scientifici e alle biografie di personaggi noti e meno noti della storia, da Alexander von Humboldt a Giovanni de' Dondi (a Padova costruí l'astrario), da Darwin a Ugo Cerletti (al quale dobbiamo la scoperta dell'elettroshock). Ne sono testimonianza famose raccolte come Mausoleum (che reca il significativo sottotitolo Trentasette ballate tratte dalla storia del progresso, 1979), La fine del Titanic (1990) e, in epoca più recente, un libro ormai leggendario come Il mago dei numeri (1997), fino ad Elisir della Scienza (2004), puzzle di poesie e di interventi in prosa.
Scienza e letteratura non solo affondano entrambe le loro antiche radici nel mito, ma il loro re-incontrarsi oggi appare ad Enzensberger più necessario che mai: troppo grande e pericoloso è lo iato che separa la riflessione etico-politica da una comunità scientifica che tende a considerare fastidiosi intrusi chiunque ponga critici interrogativi sul suo operato. Volgere uno sguardo attento alla poesia della matematica, della fisica, dell'astronomia - non era stato lo stesso Kant a postulare la necessità di accostare il «cielo stellato» e la «legge morale»? Guido Barbujani è da molto tempo impegnato in opere di alta divulgazione tese a far capire ai cittadini che in una società multietnica, che vuol essere equa e solidale, non è più possibile accettare, poiché biologicamente infondato, l’esistenza del concetto di razza. Come i sequenziamenti dei genomi ci hanno insegnato è questo un concetto del tutto errato e senza alcun fondamento scientifico: esistono differenze di pigmentazione cutanea che sono espressione di un adattamento biologico a diversi contesti ambientali.