Scienziati a raccolta per parlare di ambiente

Una vetrina sullo stato della scienza e una ribalta da cui «gridare» quali emergenze la stessa scienza è chiamata ad affrontare. Da questi due obiettivi parte oggi la terza edizione del Festival delle Scienze, organizzato e prodotto dalla fondazione Musica per Roma. Il titolo della kermesse è quanto di più attuale si poteva escogitare: «CoScienza globale», con un sottotitolo che sgombra ogni dubbio su questo gioco di parole («Ambiente, risorse, energia, povertà: dallo sviluppo sostenibile all’interdipendenza planetaria»). Per l’occasione sono stati reclutati premi Nobel, agguerriti giornalisti scientifici, lussuosi testimonial e tanti artisti. Con un obiettivo comune: appellarsi alle inesauribili risorse della scienza per sensibilizzare la coscienza collettiva ad affrontare con serietà e impegno etico le nuove e sempre più urgenti emergenze ambientali. Già dal primo appuntamento di questa mattina (ore 10.30 Sala Petrassi) si entra subito in medias res. Quando cioè verrà proiettato in anteprima assoluta il documentario Sei gradi possono cambiare il mondo diretto dal giovane giornalista britannico Mark Lynas per National Geographic Channel. Il film difende una tesi estremamente forte e a un tempo lancia un appello da «ultima spiaggia»: un pianeta senza foresta amazzonica e con un mare artico privo di ghiaccio. Questa l’immagine che preconizza Lynas se solo si arriva a un surriscaldamento medio di sei gradi. Sempre in sala Petrassi, ma alle 18, il sindaco Veltroni partecipa alla conferenza «Il clima e lo stato del pianeta: il ruolo della scienza, i doveri della politica». All’incontro, coordinato da Vittorio Bo, interviene anche Rajendra Kumar Panchauri, presidente dell’Ipcc (Intergovernmental panel on climate change), l’organizzazione vincitrice insieme ad Al Gore del premio Nobel per la Pace 2007. La kermesse, che chiuderà i battenti domenica prossima, vedrà dunque approdare nella capitale i maggiori nomi della scienza internazionale che si confronteranno in dibattiti e seminari con scienziati, ricercatori e studiosi italiani. Ricco anche il calendario dedicato a studenti e insegnanti che all’Auditorium potranno seguire, con le scuole, laboratori, incontri e mostre appositamente ideati per avvicinare i giovani alle discipline scientifiche. I ragazzi delle scuole superiori parteciperanno anche alle lectio magistralis, dove, per ogni serata, ci saranno posti riservati agli studenti. Tra queste ricordiamo almeno quella dedicata alla storia ambientale del pianeta nell’ultimo secolo che John McNeill, professore di storia mondiale, ambientale e internazionale alla Georgetown University di Washington Dc, terrà domani alle 16 alla Sala Petrassi. Secondo lo studioso, inconsapevolmente, il genere umano ha sottoposto la Terra a un esperimento non controllato di dimensioni gigantesche, aspetto che, col passare del tempo, si rivelerà il più importante della storia del XX secolo.
C’è spazio anche per la speranza di un futuro migliore. Basta visitare la casa ecologica posta proprio di fronte all’entrata dell’Auditorium e dotata delle più innovative tecnologie che il mercato offre già oggi per risparmiare e rispettare l’ambiente.
La chiusura del festival (domenica prossima, ore 21) è affidata a un concerto molto particolare dove gli insetti prendono la parola narrando e cantando il mondo visto dalla loro parte, verso un futuro che non ci aspettiamo. Le musiche sono di Rossini, Ciaikovsky, Thelemann e Britten. Stefano Benni testo e voce recitante, Danilo Rossi viola solista e con l’Orchestra d’archi italiana.