Scipione, l’arte e una città misteriosa e visionaria

Il lavoro di uno dei protagonisti della Scuola Romana rivive nella mostra inaugurata venerdì sera da Veltroni

Era nato a Macerata, Gino Bonichi, ma si sentiva romano, tanto da assumere alla fine degli anni Venti il nome di Scipione, con il quale è diventato uno dei protagonisti della Scuola romana di via Cavour, insieme a Mafai, Antonietta Raphael, Mazzacurati. Ora la sua città adottiva lo celebra, dopo averlo trascurato nel centenario della nascita, nel Casino dei Principi di Villa Torlonia, nella mostra Scipione 1904-1933 (fino al 6 gennaio). 28 dipinti e 27 disegni ci mostrano un pittore pieno di energia e creatività, la cui stagione pittorica è durata troppo poco, stroncata a soli 29 anni dalla tubercolosi. Gli ultimi anni, segnati dalla sofferenza, hanno comunque lasciato un solco profondo nella nostra cultura figurativa. Scipione amava «assaporare quella voluttà dell’odore dei colori spremuti sulla tavolozza» e in effetti è apprezzato per il senso del colore molto intenso, ma anche l’incisività del tratto è fondamentale nella sua pittura, come si nota nei disegni preparatori come pure nei fogli dove sperimentava nuove tecniche.
Osservando i dipinti in mostra, sembra di cogliere un omaggio proprio all’amata Roma, i cui monumenti sono immersi in un’atmosfera visionaria. A «Piazza Navona» i tritoni e il Moro della fontana in primo piano sembrano animarsi, assumendo una consistenza carnale nel cielo infuocato dal tramonto. Uno dei suoi più famosi dipinti, il Ritratto del Cardinal Decano del 1930, ci mostra, invece, piazza San Pietro sotto una luce particolare. L’obelisco centrale sembra sospeso in aria e quasi racchiuso entro un cerchio magico, mentre altri motivi emblematici, come una gigantesca chiave e un dado, accentuano il senso di smarrimento che l’immensità della piazza può suscitare. Quanto alle statue sulla destra, sembrano veri e propri fantasmi di pietra. Ci sono delle immagini che hanno una forza evocatrice particolarmente intensa, e queste statue, che fanno da tramite tra cielo e terra, sembra proprio che rappresentino molto bene il mistero, il miracolo, l’immaginario, tutte cose che a Roma sono di casa. Allo stesso tempo è raffigurata la decadenza del corpo del cardinale Vannutelli, prossimo alla morte, con tratti espressionistici quasi paradossali in una sorta di ambiguità tra il destino aureo della città eterna e la morte terrena. Quella stessa decadenza sembra segnare anche il volto di Scipione nel celebre Autoritratto e l’intera figura del Principe Cattolico. Tra i quadri esposti, vi sono alcune nature morte enigmatiche come Asso di spade e La piovra, alla quale può essere accostato Il risveglio della bionda sirena, un dipinto dalla forte carica sensuale, realizzato in seguito a un sogno della Raphael. «Tu sei sempre nella profondità del mare, nella tua casa di madreperla da dove non vedi il mondo al di sopra», scrive Scipione con il suo linguaggio poetico, ma poi ambiguamente mostra una figura quasi farsesca nella quale i simboli della femminilità, come il pettine, si contrappongono alla bestialità del corpo. Certo il rapporto con i poeti (era amico di Ungaretti) e le suggestioni letterarie possono spiegare in parte certe sue visioni, mentre la condizione del dolore, che secondo Nietzsche «serve a scavare nel profondo», ci aiuta a comprendere la sua estrema ansia di ricerca, o il suo espressionismo che si manifesta nella torsione delle figure e nella loro allucinata presenza.