Scommesse al bar bocciate da Ughi

Filippo Grassia

In coda alla 60ª Assemblea della Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi), apertasi ieri a St. Vincent, si è svolto un simpatico siparietto fra l’on. Contento, sottosegretario con delega al settore dei giochi, e Maurizio Ughi, presidente di Snai. «Hai fatto di tutto per mantenere la rete attuale, ma in passato non la pensavi diversamente?», domanda il primo. E il secondo, di rimando: «Innanzitutto io sono sempre stato più cauto, in secondo luogo mi avete convinto voi a battermi contro l’allargamento della rete. Gli studi dell’Aams dicono che il reddito pro-capite sarebbe divenuto ridicolo portando le agenzie da 800 a 5-6 mila. Non possiamo rischiare il patatrac di qualche anno fa». Solo una parentesi, ma succosa.
In attesa di saperne di più sull’estensione della rete, che sarà significativa solo se porterà benefici a tutti, l’intervento di Ughi ha toccato un punto essenziale di questo argomento: «Credo nella complementarietà del mercato, ma bisogna fare un distinguo fra le ricevitorie e le agenzie. Le prime possono solo fare da promozione alle seconde, al massimo possono accettare delle semplici scommesse a quota fissa, nulla di più. La scommessa vera e propria deve concretizzarsi nelle sale specializzate dove confluisce il lavoro di professionisti che offrono quasi 100 mila quote nelle settimane più calde. A ognuno il proprio lavoro. Altrimenti rischiamo di snaturare sia i bar che le agenzie. Ma se il mercato vuole compiere un passo in avanti ed essere concorrenziale, deve confrontarsi con imposizioni fiscali più basse delle attuali». In un passo successivo Ughi ha ricordato che le scommesse sportive rappresentano una garanzia al normale svolgimento delle gare («Quasi in tempo reale veniamo a conoscenza di puntate anomale su un avvenimento») e che gli ippodromi, trasformatisi purtroppo in «cattedrali nel deserto», opportunamente riconvertiti e strutturati, potrebbero ospitare casinò. Quanto al gioco telematico ha ricordato che le regole non sono uguali: «Alcuni bookmaker esteri continuano a fare business infischiandosene delle leggi di casa nostra. Per fortuna altri Paesi stanno accorgendosi si questa grave anomalia».
A sua volta Sandi, amministratore delegato di Sisal, ha parlato dei mercati nel corso della tavola rotonda: «Penso che i mercati non si creino mai e credo che i bisogni siano già nella testa della gente. Si tratta di trovare la combinazione degli elementi che dia alle persone ciò che stanno cercando». Come dire che l’importanza del target, delle tendenze e dei consumi rappresenta un punto fondamentale in qualsiasi strategia di marketing, compresa quella dei giochi. Infine Contento ricordato l'accordo raggiunto tra Aams e la Fipe: «Un marchio di qualità istituzionalizzato consentirà al consumatore di avere garanzie ben precise».