Scommettere sui contemporanei oggi conviene

Negli ultimi vent'anni questo comparto si è rivalutato più del doppio rispetto al moderno

Paolo Sefanato

In occasione della Biennale d'arte contemporanea che Venezia ospita in questo periodo, molti dei 124 collezionisti internazionali in grado di investire più di 50 milioni di dollari per una singola opera d'arte faranno tappa in Laguna al fine di scoprire gli autori dei futuri «top price»; insieme a loro arriveranno molti di quelli che pur non disponendo di tale potenza economica vedono nel bene artistico d'avanguardia un sicuro posizionamento per parte del proprio patrimonio. Ad affiancare tali scelte, le boutiques finanziarie più specializzate e le divisioni delle banche attive nelle gestioni patrimoniali invieranno i propri consulenti d'arte a seguire la clientela che già da tempo si rivolge a loro.

Il mercato dell'arte costruisce il proprio fatturato che nel 2016 ha raggiunto i 12 miliardi di dollari e ha visto aggiudicati 400mila lotti nelle principali aste internazionali perlopiù in pochi Paesi, come la Repubblica popolare cinese (con Hong Kong) che pesa per il 38% degli acquisti, gli Stati Uniti con il 28%, il Regno Unito con il 17%; il resto è in Francia (5%), in Germania (2%) e in Italia (1%; il residuo 9% è sparso). Le transazioni registrate stando ad Art Price, sito di analisi del settore - riguardano per l'85% l'arte moderna e contemporanea, e tale percentuale risulta divisa tra il 50% del moderno, il 20% del dopoguerra e il 15% del contemporaneo: ed è questa naturalmente l'area più promettente per la ricerca dei maggiori apprezzamenti mentre le altre due denotano un certo consolidamento, seppure positivo.

A dimostrazione di ciò, analizzando gli ultimi vent'anni di mercato e prendendo base 100 per il 1998, Art Price ha riscontrato che le opere moderne hanno raggiunto nel 2016 quota 110, quelle del dopoguerra quota 210 e le contemporanee addirittura quota 275. L'investimento in beni artistici rappresenta dunque un asset utile alla conservazione, alla diversificaione e all'incremento del patrimonio.

In questo settore, oltre agli investitori privati sono presenti anche quelli istituzionali fondi di investimento, fondi specializzati, fondi pensione che destinano quote variabili delle proprie liquidità alle opere d'arte svolgendo così anche un ruolo di promozione e sostegno degli artisti: il Congresso del popolo cinese ha approvato di recente una risoluzione che invita le banche ad accettare come collaterale dipinti e sculture dando così il suo riconoscimento ufficiale alle opere d'arte come beni di investimento e di garanzia, come strumenti cioè utili e necessari per lo sviluppo dell'economia. «Ci è stato chiesto da un istituto di formazione cinese - riferisce Giancarlo Graziani, coordinatore di Cestart di organizzare per i loro studenti una summer school sul mercato dell'arte contemporanea in Europa, che terremo in luglio a San Marino: l'obbiettivo è avere sempre più operatori specializzati che si possano misurare sullo scenario internazionale».