Lo scompenso acuto più insidioso dell'infarto

Invalidante e più aggressivo della maggior parte dei tumori avanzati. Lo scompenso cardiaco acuto nella maggior parte dei casi è un aggravamento di un quadro cronico di insufficienza cardiaca danneggia organi vitali ( cuore e reni) e genera una spirale discendente per il paziente, caratterizzata da cure ospedaliere d'emergenza (è la più comune causa di ospedalizzazione per i pazienti con più di 65 anni) e da elevata mortalità: dei pazienti colpiti (sono quasi 200mila ogni anno in Italia, di cui 20mila solo in Lombardia), il 3-4 % non sopravvive al primo episodio, il 20-30% muore nell'arco di un anno e ben il 70 % va incontro a decesso entro 5 anni. Si studiano nuove terapie, capaci di alleviare i sintomi e mirare alle cause della malattia. «É una patologia molto frequente, con un'alta prevalenza soprattutto nella popolazione anziana, ma non solo», sottolinea Maria Frigerio, direttore del dipartimento cardiotoracovascolare dell'ospedale Niguarda Ca' Granda, Milano. «A preoccupare sono, sia i dati relativi alla mortalità intraospedaliera per scompenso cardiaco (più alti di quelli dell'infarto acuto), sia quelli della mortalità a distanza che è più elevata di quella di altre patologie cardiache. É ancora più sconfortante osservare che la mortalità per scompenso acuto è rimasta stabile nell'arco di una decina d'anni. Di fatto, per l'insufficienza cardiaca acuta, non c'è stata una reale innovazione in termini farmacologici: gli studi condotti finora su diverse modalità di trattamento, hanno dato esiti neutri o negativi». Qualcosa si sta però muovendo. Promette bene una molecola sperimentale, serelaxina, una forma ricombinante della relaxina-2, ormone particolarmente importante nelle donne in gravidanza, ma presente anche nell'uomo. Agisce rilassando i vasi sanguigni e produce effetti benefici a cuore e reni. «La nostra struttura è coinvolta in un ampio studio internazionale su serelaxina che coinvolge oltre 5mila pazienti in tutto il mondo. La molecola - spiega la professoressa Frigerio - è interessante e in una sperimentazione preliminare, si è dimostrata valida nel produrre un miglioramento nei sintomi dello scompenso cardiaco acuto e nel ridurre i decessi del 37 per cento, a sei mesi dal ricovero».