Scoperti tre disegni inediti di Leonardo da Vinci

Appare un mistero dietro una celebre tela del genio rinascimentale: gli studiosi scoprono per caso tre schizzi mai visti prima. Il Louvre: &quot;Ritrovamento eccezionale&quot;<br />

Qualsiasi cosa porti il marchio – anche solo ipotetico – di Leonardo da Vinci è di per sé qualcosa di eccezionale. Se poi si tratta di tre disegni misteriosi che “all’improvviso” compaiono dietro un’altra sua celebre opera, allora la faccenda diventa ancora più straordinaria. Il Louvre ha reso noto che sul retro della famosissima “La Vergine con Bambino e Sant’Anna” (risalente ai primi anni del Cinquecento, studiata a fondo dagli specialisti e da secoli custodito nella collezione parigina) sono stati scoperti tre disegni mai visti prima: molto probabilmente si tratta di schizzi dello stesso artista-scienziato rinascimentale dei quali nessuno si sarebbe mai accorto prima perché poco visibili ad occhio nudo.

I disegni sono stati identificati a settembre, quando la tela con il capolavoro leonardesco è stata staccata dalla parete della stanza in cui è esposta e l’attenzione è caduta su quella che sembrava una macchia e che poi, a guardarla meglio, si è rivelata un disegno. L’opera è stata sottoposta a degli esami scientifici da parte dei conservatori del Louvre. Le analisi, condotte con l’impiego dei raggi infrarossi sotto la supervisione del Centre de Recherche et de Restauration des Musees de France, hanno portato alla luce tre disegni realizzati con una pietra nera: la testa di un cavallo (alta 18 cm e larga 10, appare di tre quarti verso sinistra), la metà di un cranio umano (che misura 16,5 cm per 10, con la sua cavità orbitale, una parte della cavità nasale, metà di una mandibola con i denti) e un Bambino Gesù con agnello (quasi illeggibile: alto circa 15 cm).

“Siamo di fronte ad una scoperta eccezionale perché i disegni sul retro delle opere sono molto rari e finora non c’erano altri esempi simili in Leonardo”, ha spiegato il Louvre. Anche se “lo stile ricorda quello di Leonardo da Vinci”, il museo ha precisato che prima di attribuirli a Leonardo da Vinci “occorreranno ulteriori ricerche”, soprattutto per capire come sono stati realizzati e in che periodo. Più sicuro invece il sovrintendente capo del Dipartimento pitture del Louvre, Vincent Pomarede, che era presente al momento della scoperta: “Per noi sono di Leonardo. Siamo sicuri al 90%, anche se restiamo prudenti, vanno ancora effettuate delle verifiche”.

Il responso definitivo? Non prima di maggio o giugno. Ma alcuni dettagli permettono già ai curatori di riconoscere la mano del maestro: la testa del cavallo ricorda quelle che popolano il dipinto, andato perso, della “Battaglia di Anghiari”, il cranio è un tema ricorrente nell’opera di Leonardo, il bambino assomiglia molto a quello di Sant’Anna. I disegni inoltre sono stati realizzati o con la pietra nera o al carboncino, pratica molto ricorrente all’epoca. Nel mese di giugno 2009 il Louvre organizzerà un convegno per mettere a disposizione degli studiosi tutte le notizie raccolte durante le indagini scientifiche.

“Se fosse vero verrebbe fuori anche un tassello aneddotico della personalità di Leonardo che ha più la reputazione di un artista rigoroso e calmo, e non certo di un passionale che nella foga della creazione si mette a scarabocchiare dietro un quadro, tanto più dietro un quadro importante come questo che gli era stato ordinato”, osserva il sovrintendente del Louvre. Ma perché allora li avrebbe fatti? Per esercitarsi mentre lavorava? Semplicemente perché non aveva un foglio di carta a portata di mano? Quando la tela era ancora vergine? O durante la creazione di uno dei suoi dipinti più belli, che rimase incompiuto nell’atelier dell’artista alla sua morte? E se invece fossero di un allievo?

Ecco il mistero in più da svelare sul genio toscano: “Leonardo è sempre stato al centro di mille fantasie, più o meno serie”, conclude lo studioso. “Il pubblico lo ama e si interessa a tutto quello che lo riguarda. È un pozzo infinito di ispirazioni. Scommetto che adesso tutti vorranno guardare dietro ai suoi dipinti, perché, in fondo non si sa mai”.