Se l'esistenza è liquida come un'onda

Fabrizio OttavianiIl nuovo romanzo di Giuseppe Munforte, Dove batte l'onda, si apre con una scena che rimane impressa nella memoria: in una tavola calda milanese, «Miss Piggy», i personaggi di Sergio e Fulvia si scambiano i numeri di telefono, innescando una relazione impossibile non solo per la distanza sociale che li separa (lui è uno scrittore che vive una tardiva bohème fatta di camere con branda, lei una ricercatrice sposata ad un ricco avvocato) quanto per il corteo di fantasmi che aleggia su di loro. A cominciare da Laura, la sorella morta di Fulvia, con la quale Sergio aveva intessuto una relazione. Hanno qualcosa di crepuscolare anche i personaggi minori: il vecchio Thomas - il cui nome evoca Kundera - o Marcello, che insegue i manoscritti di un professore di logica scomparso. Sergio tratta Fulvia, più umorale di lui, in modo diffidente, aggressivo o adorante, imprevedibilità che ad un certo punto contagia anche i luoghi: come il passo in cui la tavola calda galeotta, con i suoi vapori e la sua variegata clientela, si rivela il ristorante di un lussuoso albergo.Spesso sorprendente nelle immagini («La ruota di rughe attorno al sorriso», gli anni che un tempo «valevano come quelli dei cani»), Munforte persegue un'idea di letteratura lontana da ogni organicismo. La vita sarà articolata dal danaro e dalla rispettabilità, ma la sua essenza appartiene al caso, al «miracolo». L'eccezionalità dell'animale-uomo viene dimostrata attraverso una scrittura che a tratti sembra volare, più che marciare. Anche la difficoltà di mettere a fuoco il carattere di Sergio (è un libero e dannato che sprezza le donne, oppure l'eterno adolescente che indugia nelle sue folgorazioni romantiche?) dipende certo dal fatto che la costruzione di un amore è un processo talmente aleatorio da costringere chiunque all'incoerenza, ma anche dal desiderio di liberare le azioni umane dalla morsa del destino. La stessa Fulvia, del resto, è il nome di una serie di «doppi» di cui si è perso il numero cardinale, folla di simulacri che trasforma il suo personaggio in una nebulosa con un nucleo chiaro e una periferia più nebbiosa della Milano parigina in cui Miss Piggy serve pasti agli avventori. Molto, in questo romanzo, è liquido come l'onda del titolo che nella poesia di Alfonso Gatto, dalla quale è stata presa in prestito, batte senza sosta sulle gradinate dell'esistenza.