Se la mamma tradisce la guerra non perdona

Terzo romanzo di un sessantenne passato dalla finanza alla scrittura, suo indimenticato amore (e che diviene ben presto un caso letterario in Francia): ecco L’ombra di mio padre di Bertrand Godbille, tradotto da Lanfranco Binni per Garzanti (pagg. 122, euro 13,50). Scrittura piana, talvolta molto rapida, ma che in alcuni passaggi chiave si gonfia di un pathos interno e che si distende nelle descrizioni dei paesaggi naturali del Cile, il luogo in cui per buona parte il libro è ambientato.
È la storia della crescita di un ragazzo, François. Meglio, della sua uscita traumatica dall’infanzia allorché comprende il «tradimento» della madre, consumato nel suo legame con un secondo uomo dopo la morte in guerra del padre. La vicenda si complica a causa della tipologia dei comprimari, soprattutto del rapitore di mamme, il quale si rivela un nazista rifugiatosi sotto falso nome in Cile, dove la madre del ragazzo, che lo ha conosciuto e amato nella Parigi occupata, lo raggiunge. In Cile, nella fazenda di Los Montes, sempre più si esaspera il distacco fra madre e figlio: la donna è proiettata nel suo grande amore e il figlio viene spedito infine in collegio, dove acquisisce nozioni sulla guerra, che era al tempo troppo piccolo per decifrare nelle sue dinamiche e nei suoi orrori. Finché - e qui inizia la seconda parte del romanzo - la guerra lo riacciuffa in pieno: spia, non visto, un’inquietante adunata notturna di ex Ss, scopre documenti e fotografie che gli provano la vera identità del sedicente Franz, e a poco a poco ricostruisce la verità. Che ancor meno può accettare, trasformandosi, il tradimento materno, in alcunché di più grave: tradimento verso di lui, sì, ma soprattutto verso il padre, caduto per la Francia, e verso la Francia medesima e i suoi morti.
Con anche troppo impeccabile senso della trama, Godbille fa assistere il ragazzo alla scena primaria, contrassegnata dal sadomasochismo che tra un nazista e una giovane e bella donna ci si aspetta, alla quale immediatamente segue la scena dell’omicidio, mediante spinta del nuovo sposo in un burrone senza fondo. Il romanzo si conclude con la riconquista della madre da parte del figlio; il quale dunque si ritrova figlio e padre di sua madre. La donna, nel frattempo, si è chiusa per sempre in un suo mondo autistico. Ma di questa tragedia nella tragedia François non pare darsi pensiero, pienamente appagato (anche sessualmente, appagato, in pectore) del fatto che «tutto è tornato come prima, lei appartiene esclusivamente a me».