Se il multiculturalismo arriva al fallimento

Solo in Italia, Paese in cui tutto diventa un tentativo di dimostrare
che c’è nei dintorni qualcuno da disprezzare e mettere all’indice, la
tragica vicenda di Oslo è diventata terreno di insulti e di colpe

Solo in Italia, Paese in cui tutto diventa un tentativo di dimostrare che c’è nei dintorni qualcuno da disprezzare e mettere all’indice, la tragica vicenda di Oslo è diventata terreno di insulti e di colpe. Io sono fra quei giornalisti, come quasi tutti quelli che hanno chiuso in orario normale, intorno alle nove, che, occupandosi da lunghi anni di terrorismo aveva stavolta potuto approfondire quasi solo la parte relativa all’auto bomba di Oslo; e poco ancora sapeva dell’isola che ha poi molto chiarito il contesto. Sull’attacco al centro di Oslo, gli elementi raccolti, fra cui la rivendicazione di Al Qaida, quasi non lasciavano dubbi. Non voglio appesantire i lettori ripetendo quello che già sanno: nomino appena i due contingenti norvegesi in Afghanistan e in Libia; le minacce di morte di al Zawahiri, il successore di Bin Laden; le vignette su Maometto ripubblicate e in genere il grande sfondo: al Qaida e il fondamentalismo islamico in genere hanno coperto il mondo di attentati in cui l’uccisione di massa di innocenti, secondo la modalità norvegese, è il comma indispensabile. La variabile dell’orribile assassino pazzo non l’avevo messa in conto, confesso; uno psicopatico stragista, un tipo che nessuna politica sociale avrebbe mai curato la sua sete di sangue.

Non mi convince nemmeno il lato oscuro delle società aperte di cui si è molto scritto citando la letteratura nordica: il lato oscuro di uno che cannoneggia ottanta ragazzini a sangue freddo sta nella sua testa, quale ne sia il contesto. Tutt’altra cosa è il terrorismo islamico, ormai ricco di una tradizione, di martiri, di convinzioni teoriche, di soldi, di organizzazione, di piani. Era logico, di fronte a un così grande attentato, pensarci. Ed ecco che il giornalista, messo di fronte a dati già scandagliati molte volte, è giunto a conclusioni poi rivelatesi errate ma che avevano molte ragioni di essere credute: e tuttavia si è trovato di fronte a due diverse accuse, una personale, l’altra dannosa per tutti.

La prima è quella di essere stato preda di una smania «frettolosa, compiaciuta e spaventosamente disinformata con cui i cantori dello scontro di civiltà hanno subito gridato alla marca islamista». Questo l’ha scritto sul Corriere Pier Luigi Battista. Ma lui, acuto analista, sa che cantore non sono, e neppure disinformata. Tutte le informazioni fino a quell’ora conducevano in quella direzione. Il loro sfondo analitico l’ho rimuginato per anni: Bali, Madrid, Londra. Dunque, anche la prossima volta che ci sarà un attentato mi prenderò il rischio di esaminare la pista di Al Qaeda e simili.

E ora la seconda questione: è insopportabile e pretestuoso che su Repubblica Bernardo Valli sostenga che la critica al multiculturalismo, la preoccupazione in particolare per una presenza islamica in Europa, abbia creato le premesse per l’impazzimento omicida. La Merkel, Cameron, che Valli biasima, e anche Frattini, che ne hanno denunciato il fallimento non facevano altro che registrare con coraggio una realtà: e che cosa, ora non si può più dire? Avevamo sbagliato nel nostro modo di guardare all’immigrazione, ci siamo innamorati dei colori e dei costumi, senza guardare se c’era quella «passione inquieta e ardente» che Tocqueville vedeva nei nuovi immigrati in America puntata tutta ad acquisire modernità e democrazia. Al giorno d’oggi non abbiamo stabilito norme accettabili: l’immigrazione è portatrice oltre che di novità e ricchezza anche di grandi guai, una rinnovata oppressione della donna, il ritorno del delitto d’onore, mutilazioni genitali, famiglie poligamiche.

In Norvegia nel 2047 la popolazione musulmana avrà pareggiato quella locale. In più, c’è un Islam politico e conquistatore. Lo scrittore Bruce Bawer, omosessuale che dagli USA aveva scelto Oslo per vivere una vita più tranquilla, da tempo teme di uscire col suo compagno per le aggressioni di gruppi omofobi stranieri. Le classi delle elementari in Norvegia dovrebbero includere fino a 15 bambini immigrati contro 5 locali, spesso non sanno la lingua. Dimostra che l’integrazione se dilaga è un difficile affare e che ci siamo comportati leggermente? Si. Dimostra che io, parlandone qui sto fomentando l’odio di qualche orribile mostro nascosto nei dintorni? Chi osa sostenerlo, lo denuncio.