Se la scultura è uno specchio dove si rincorrono le nuvole

La Casina delle Civette di Villa Torlonia ospita la mostra «7+2» dove l’artista Paolo Hermanin ricava la sua poetica dalle suggestioni delle filosofie orientali

«Niente cambia di forma come le nuvole se non le rocce», scrive Victor Hugo. E rocce e nuvole, all’opposto nella scala della durezza, l’infinitamente pesante e l’infinitamente leggero della natura, sono rappresentate nella loro mutevolezza negli specchi incisi di Paolo Hermanin. Romano, classe 1951, appassionato della montagna, formatosi all’Ecole des Arts Decoratifs di Nizza, per una ventina d’anni fa l’attore a cominciare dalle esperienze di teatro totale con Paolo Poli, Benigni e Verdone e poi con Luca Ronconi e Mario Missiroli. Ma fra una tournée e l’altra conserva l’interesse per l’arte sulla scia del grande nonno Federico Hermanin, cui si deve il primo ordinamento del Museo Nazionale di Palazzo Venezia. Alla maniera degli artisti di una volta utilizza i più diversi materiali e forme espressive. Dal disegno alla scenografia, ai vetri dipinti, alle vetrate, al legno, alla pittura murale, alla creta, alla scultura in bronzo e agli specchi dove finzione e realtà s’incontrano, dove gli opposti coincidono. Ora Paolo Hermanin, dopo le incisioni su specchio esposte nell’89 alla Galleria Studio S di Carmine Siniscalco, presenta la sua prima personale «7+2 Specchi» (curata da Michela d’Agata e Maria Grazia Massafra), alla Casina delle Civette, regno delle vetrate a piombo di Cambellotti, dei vetri e degli specchi dipinti. Gli specchi di Hermanin sono come tutti gli altri se visti di fronte al buio, ma quando grazie a una fotocellula si illuminano rivelano mondi sconosciuti, paesaggi fantastici, vortici di nuvole e rocce, in una tensione continua dall’ombra alla luce, a simboleggiare il cammino della conoscenza. Frutto di un lavoro «forsennato» di cinque mesi, i sette specchi sono realizzati con la tecnica del levare propria della scultura, del grattare in modo certosino come un artigiano, con l’ausilio di una punta metallica incandescente, la superficie sul retro in modo che dal nero esca il bianco. Hermanin invita il visitatore a scoprire con lui dietro il mondo dell’intelletto e del visibile quello delle emozioni e dell’invisibile, a meditare per risvegliare l’energia dei «chakra» delle filosofie orientali, i sette punti energetici del corpo umano. Seguendo un itinerario che procede dall’ombra alla luce, l’allestimento è di Maurizio di Puolo, ogni opera rappresenta così una tappa di una sorta di percorso iniziatico dalla terra, la materia, attraverso l’acqua e il fuoco, verso la luce, lo spirito e l’unità dell’universo. Completano la rassegna un mandala, summa di tutte le vibrazioni e di tutti i simboli, e un omaggio al luogo che ospita le opere. Una fantastica Casina delle Civette fatta di rocce e nuvole che si rispecchia come sospesa sull’acqua. Fino al 7 ottobre.