Se sei Neutro puoi essere anche Solitario

I nomi di persona in Italia sono oltre 28mila. In due volumi la storia delle loro radici e della loro diffusione

Prendete il famoso sonetto di Dante, quello che Benigni ha declamato in tv da Fabio Fazio: «Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io». I quattordici endecasillabi hanno valicato i secoli mentre alcuni dei nomi citati, maschili e femminili, sono morti o non si sentono tanto bene. «E Monna Vanna e monna Lagia poi» è un verso che un poeta contemporaneo non potrebbe più scrivere, per l’oggettiva difficoltà a trovare donne così denominate. Vanna, diminutivo di Giovanna, è nome sempre più raro, mentre Lagia è addirittura estinto.
Nel formidabile dizionario intitolato I nomi di persona in Italia (Utet), che in due ponderosi volumi analizza significato e diffusione di 28.622 forme nominali, Lagia non esiste. Eppure sono presenti nomi ben più bizzarri e molto meno poetici: da Amalfa a Darwin, da Neutro a Solitario, da Lenino a Mussolino per arrivare a Finimola, che in Toscana veniva inflitto alle figlie che si voleva fossero le ultime (è un fenomeno del primo Novecento, dopo il 1950 nessuno ha avuto più il coraggio). Certo, non sono nomi frequentissimi, ma sono tutti registrati all’anagrafe laddove li hanno pescati le autrici dell’immane opera, Alda Rossebastiano ed Elena Papa. Un libro così completo in Italia non c’era e basta sfogliarlo per capire come mai nessuno lo aveva scritto prima: di ogni nome, anche il più assurdo, viene spiegato il significato; di ogni nome, anche il più raro, viene seguita la diffusione nel tempo (e così possiamo distinguere i nomi di moda, quelli fuori moda e gli evergreen). Ci hanno messo dieci anni, e come poteva essere altrimenti? La mole di lavoro è impressionante.
Migliaia di grafici forniscono un’informazione supplementare su altrettanti nomi: la distribuzione nello spazio. Che le Rosalie parlassero con accento palermitano lo sapevamo tutti ma che le Alessie fossero (in assoluto e in proporzione) molto più romane che milanesi, questo non lo avevamo notato. L’omologazione avanza e la televisione è in tutte le case dal Brennero a Pantelleria, eppure si scopre che in materia onomastica la Sardegna è più conservatrice della Sicilia e il Piemonte più patriottico della Lombardia (dove imperversano nomi stranieri come Michael e Sharon). La Toscana che un tempo si distingueva per l’onomastica strampalata, influenzata dalla passione politica e musicale (opera lirica), oggi ha riscoperto un nucleo di nomi dall’aspetto aristocratico, medievale, dantesco. Innanzitutto Lapo, che fu dello stilnovista Lapo Gianni citato nel famoso sonetto e oggi di Lapo Elkann. Quasi abbandonato per buona parte del Novecento, è risorto negli anni Settanta e sembrava dovesse continuare a godere di buona salute fino alle note imprese dell’erede Fiat, che non sappiamo ancora se avranno ripercussioni anagrafiche (ovviamente I nomi di persona non è aggiornato in tempo reale).
Più raro ma ancora più precipuamente toscano è Gaddo, anche questo nome dantesco. Si chiamava così uno dei figli del conte Ugolino ed è significativo che questa tradizione onomastica sia oggi illustrata da un discendente dello sfortunato personaggio, Gaddo della Gherardesca. Studiando in parallelo il dizionario e le cronache mondane si evince che le famiglie più conservative in fatto di nomi sono quelle nobili e che tra queste le più tradizionaliste in assoluto sono proprio le casate toscane. La regola (con qualche eccezione) è la seguente: chi tramanda i nomi tramanda anche i castelli, i terreni, il prestigio. Uno dei più cari amici di Dante era Dino Frescobaldi e sette secoli dopo un Dino Frescobaldi è sempre lì, nel palazzo fiorentino degli antenati. I nomi degli avi fanno parte del patrimonio familiare, chi li tramanda manifesta la tendenza a non disperderlo e difficilmente è uno che si gioca la camicia al casinò. Ma sempre in Toscana troviamo un caso opposto, quello di un nome moderno che si fa tradizione: Indro. Montanelli è stato il primo in Italia a chiamarsi così (i genitori si ispirarono a una figura della religione induista, Indra). Da allora ne sono spuntati una settantina. A fondare un giornale ci sono riusciti in parecchi, a fondare un nome c’è riuscito solo lui.