Se lo Stato diventa padrone i cittadini saranno burattini

Breve apologo sulla famiglia come scuola di resistenza e di libertà nell’éra della società di massa.
Il giovane X, per affrontare la vita e orientarsi nel mondo, dispone di un apparecchietto interno che si è formato nella sua psiche negli anni dell’infanzia e dell’adolescenza, attraverso quell’insieme di esperienze (incontri, scontri, affetti, desideri, speranze, amori, odi, paure, piaceri, incoraggiamenti, inganni, disinganni, premi, minacce ecc.) che è la tragicommedia familiare: una specie di bussola o (come diremmo oggi) di «navigatore» che lo aiuta a fare tutte le scelte in base a un codice personale che, pur essendo in qualche misura un riflesso del vigente codice sociale, non è tuttavia un suo semplice duplicato, tanto che non sempre le sue indicazioni si riveleranno conformi agli imperativi e ai divieti del mondo esterno, ragion per cui il rapporto di X con la società non potrà essere mai un rapporto di automatico consenso e assoluta obbedienza.
Il giovane Y dispone invece di un altro strumento, molto più preciso e sicuro di quello di cui si serve X, giacché non è il risultato di una serie di esperienze contraddittorie generate da quell’organismo imperfetto che è la famiglia, ma un prodotto di quella fabbrica esterna alla famiglia che è la stessa società. Questo strumento – che la società, scavalcando la famiglia e annullando la sua mediazione, ha impiantato direttamente nella psiche di Y – è una specie di radar, mediante il quale egli riceve direttamente da lei tutti quegli impulsi che gli permettono di agire in modo sempre perfettamente «appropriato», ossia conforme ai dispacci incessantemente diramati da quel Leviatano anonimo e volubile, anzi spesso capricciosissimo, che è la moderna società di massa.
È evidente che mentre l’esistenza di X sarà esposta continuamente al dubbio, all’errore e allo scacco, e per ciò stesso inchiodata al dramma della responsabilità, quella di Y sarà invece felicemente votata agli innocenti piaceri assicurati da un perpetuo, irresponsabile conformismo. Ma quale dei due personaggi è più «umano»?
L’apologo, comunque, vorrebbe dimostrare semplicemente questo: il giorno in cui la società, o meglio il suo organo esecutivo, lo Stato, riuscisse davvero a scavalcare ed esautorare del tutto la famiglia, attuando così finalmente quello che forse è il suo sogno di sempre, acciuffare gli umani fin dalla nascita per affidarli subito, come voleva il proto-totalitario Platone, a un collettivo di filosofi, ossia di esperti del ramo Paideia, o meglio ancora, come sognava il grande inquisitore di Dostoevskij, ai gestori della società della tecnica, dei consumi e dello spettacolo - allora gli umani diventerebbero automi o burattini incapaci di opporre al mondo esterno quel minimo di resistenza che può essergli rivolto solo da caratteri formatisi attraverso quel «parricidio» simbolico e virtuale che è ogni conflitto col padre.
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