Sebald: viaggio al centro della Corsica e della letteratura

Errare, peregrinare, stare soli. E ricordare, intrattenersi col Sé più malinconico e furibondo, dentro passaggi letterari e di vita coincidenti. Si tratta di puro piacere nomadico e se questo gusto prende forma di racconto, si incarna in due apici letterari, che si chiamano Bruce Chatwin (1940-1989) e W.G.Sebald (1944-2001).
Del primo viaggiatore, sempre pronto a mettersi in cammino, a piedi, con gli adorati taccuini “moleskine” appresso - oggi così di moda tra tristi intellettuali sedentari -, sappiamo molto. Anche perché l’irrequieto gypsy scholar di Sheffield (definizione di Rushdie, come ricorda il suo amico ed editore Roberto Calasso) piace alle masse giovanili, che di recente hanno preso a spostarsi con sempre maggiore fluidità, secondo il codice di Bruce. Più appartato e complesso, l’autore tedesco de Il passeggiatore solitario non è ancora di culto, forse per quella sorda infelicità che lo pervade, sconosciuta a Chatwin. Ma potrebbe diventarlo man mano che avanza la desolazione contemporanea.
Così, mentre nelle città spuntano cartelloni pubblicitari, che invitano a trascorrere le vacanze estive in Corsica, con puntuale spiazzamento esce Le Alpi nel mare di Winfried Georg Sebald (Adelphi,pagg. 73, euro 6), quasi un carnet di cartoline dall’isola francese. Ma non c’è traccia di spensieratezza in questo erede di Walser, che manda in giro da solo il proprio Io, per poi riprenderselo come uno yò-yò e farlo parlare («nessuno può davvero permanere in se stesso»).
Con lo stesso occhio assoluto di Chatwin, l’autore si aggira ad Ajaccio, capitale dell’«isola della bellezza», come i francesi chiamano la Corsica. E dopo aver letto «con una sorta di raccoglimento i nomi degli sconosciuti sulle cassette delle lettere», si ritrova nell’atrio nel Musèe Fesch, dove ammira una Madonna di Cosmè Tura, La Madonna della Ghirlanda di Botticelli, L’uomo col guanto di Tiziano... C’era bisogno di un Baedeker del genere, dati Internet, la tivù, le guide low cost, informatissime? Certo che sì: se non Sebald, chi altri ci racconterebbe in quale modo un quadro di Pietro Paolini, un semplice ritratto di madre e figlia del Seicento, riassume «l’intera e insondabile sventura della vita»? È qualcosa che spesso avvertiamo, girando per i musei del mondo, ma che l’autore di Storia naturale della distruzione esplicita con dolorosa precisione.
Uno dei punti di forza, qui, è l’esattezza poetica con cui viene riassunta, tra l’altro, la storia napoleonica. Così le «numerose statuine dell’Imperatore in steatite o in avorio» diventano «il punto di fuga dove svanisce la storia dell’umanità». E il mito di Napoleone prende l’aria del tempo, intanto che Sebald, autore-lettore di peso, ci riporta un racconto di Kafka, secondo il quale la salma dell’Imperatore venne mostrata al suo prozio, veterano d’Africa, con apertura straordinaria del sepolcro. E lui, il piccolo Franz, in braccio all’eroico militare suo parente... Mentre la tradizione orale si perde, affascina l’impianto-matrioska usato da Sebald: un autore racconta un altro autore, che raccoglie parti di antiquariato dell’anima, sedimentandole presso di noi, uno strato via l’altro.
Poi, da Casa Bonaparte, con «tutto così come lo aveva descritto Flaubert nel suo diario di viaggio in Corsica», un’altra cartolina, con miniature e stampe a colori delle battaglie di Friedland, Marengo e Austerlitz (Austerlitz è un’altra opera di Sebald). «Ma che cosa ne sappiamo, noi - a priori - del corso della Storia», se «nemmeno a posteriori riusciamo a scoprire come stessero davvero le cose prima?». Niente, è la risposta che affiora. Meglio affrontare il regno delle ombre nel cimitero di Piana, mentre i rituali funebri in Corsica ci sfilano davanti, come scene d’uno stupefacente film di non-morti.