Il Secolo lungo secondo Gillo Dorfles Milano celebra l'avanguardia tradita

Palazzo Reale offre una retrospettiva senza precedenti sul genio triestino che con la sua pittura ha saputo &quot;raccontare&quot; il Novecento: <strong><a href="/fotogallery/gillo_dorfles_avanguardia_tradita/gillo-dorfles/id=1770-foto=1-slideshow=0">guarda la gallery</a></strong>

Milano - "Io non auspico un abbandono dell'armonia perché ritengo chiusa la grande avventura del pensiero artistico rinascimentale, ma postulo una miglior comprensione da parte dell'Umanità occidentale di molte forme d'arte odierna che sono accettabili a chi le osservi con un'ottica diversa". Ormai sulla soglia dei cent'anni Gillo Dorfles conserva ancora la gioventù di chi ancora ama giocare con l'arte e la saggezza di un anziano signore della cultura. Dopo aver squarciato come un lampo il Secolo Lungo, la sua inarrestabile vena creativa è stata racconta in Gillo Dorfles: l'avanguardia tradita, una grande retrospettiva che, da domani, sarà ospitata fino al 23 maggio nel Palazzo Reale di Milano.

Rivivere l'arte di Dorfles Una retrospettiva senza precedenti che fa rivivere tutti i "conflitti" artistici del Novecento. Oltre 200 opere tra dipinti, disegni, sculture, grafiche, gioielli e ceramiche dagli esordi metafisico-surreali all’adesione al Movimento Arte Concreta nel decennio 1948-1958, fino alle recenti, originalissime composizioni pervase da una sottile ironia. Insomma un'esposizione capace di celebrare tutta la figura poliedrica dell'autore triestino che, dopo una laurea in medicina e una specializzazione in psichiatria, è stato anche docente di estetica alle Università di Milano, Cagliari e Trieste e autore di una serie di successi editoriali con Il divenire della arti (1959), Ultime tendenze nell’arte di oggi (1961 e 1973), Il kitch (1968), Le oscillazioni del gusto (1970), Il divenire della critica (1976), Elogio della disarmonia (1986), Il feticcio quotidiano (1988) e Conformisti (1997). Non solo pittore, dunque.

Omaggio a un grande maestro "Oggi le mode non durano nulla - ha spiegato Dorfles - c'è un avvicendarsi terribile nella ricerca di qualcosa di nuovo. Tutti vogliono la novità, sia nell'oggetto industriale sia nell'opera d'arte. Così se un tempo gli stili duravano cinquanta anni o addirittura un secolo, oggi durano tre o quattro anni". Come pittore Dorfles esordì negli anni Trenta con opere fantastiche, documentate in mostra, come Entità benefiche e malefiche, Forme glaciali e Forme avverse. Sono dipinti influenzati dalle teorie filosofiche di Rudolf Steiner, di cui aveva frequentato il centro studi nei pressi di Basilea. "Un omaggio a un grande maestro – ha sottolineato il Sindaco Letizia Moratti – che ha contribuito a fare della nostra città una capitale della creatività e dell’innovazione".

Quando l'arte si fa filosofia Un artista, oltre che critico ed esperto di teoria filosofica dell’arte, a cui guardare per comprendere l’evolvere della cultura e per decifrare il presente e il futuro. Non è un caso, allora, se la mostra diventa un cammino intenso ed emozionante. Ripercorre l’intera vita artistica di Dorfles diventa infatti l'occasione per rivivere, passo dopo passo, quella di Milano e dell’Italia intera. "Gillo Dorfles è l’artista che ci regala uno sguardo altro sulla realtà – ha spiegato l’assessore alla Cultura, Massimiliano Finazzer Flory - che, attraverso apparenti visioni e allucinazioni, ci conduce nella complessità delle cose, filtrato da un’intelligenza mobile, guidato da un’ironia interrogante insieme a un’apertura alle profondità su cui agisce una strana musa il cui nome non conosciamo". Probabilmente, la musica.

Le opere più recenti La mostra - curata da Luigi Sansone e promossa dall’assessorato alla Cultura del Comune di Milano in collaborazione con la Fondazione Antonio Mazzotta e Palazzo Reale -  intende esplorare e approfondire il percorso artistico e umano del pittore triestino. Perché con la sua personale storia si racconta quasi un secolo di storia dell’arte, non soltanto italiana. Nel 1948 l’astrattismo prese infatti il sopravvento in Dorfles che nello stesso anno fondò a Milano il Movimento arte concreta con Bruno Munari, Atanasio Soldati e Gianni Monnet. Ebbe quindi una lunga pausa pittorica durata un trentennio, in cui si dedicò all’insegnamento e ai libri. Dorfles è tornato a dipingere nel 1980, riprendendo il filone della pittura fantastica e accentuando il cromatismo: Due figure con mezzaluna (1989), Trimurti verde (1993), Sarcasmi lilla (1999), Conflitto (2004) e I gemelli (2009).

LA MOSTRA
Gillo Dorfles: l'avanguardia tradita
Palazzo Reale, piazza del Duomo 12, Milano
26 febbraio – 23 maggio 2010
Informazioni: 02.54918
www.mostradorfles.it