Sei decenni molto orecchiabili

Ci sono musicisti che attraverso le proprio composizioni riescono a creare quelle zone d’astrazione dalla realtà, fra il sogno e l’immaginifico, che sono valvole di sfogo di una società ingabbiata in una realtà non sempre appagante. C’è chi dice che la musica di Burt Bacharach (questa sera live all’Auditorium Conciliazione, ore 21) aiuti in questa evasione dalla quotidianità, ma i suoi capolavori sono tutt’altro che semplici e distanti dal mondo reale. «Testi traboccanti di passione - scrive il critico Dylan Jones, direttore di GQ - e densi di intima emozione e sentimento, spesso in contrasto con lo spirito del brano stesso».
Oltre cinquecento composizioni figurano nel repertorio del grande compositore statunitense: dalle colonne sonore celebri per film come Butch Cassidy e Casino Royale ai primi hit come The Story of My Life del 1957 e Magic Moments del 1958, seguiti da un’intensa collaborazione - non solo artistica - con la grande Dionne Warwick per la quale ha scritto, fra le tante, I Say a Little Prayer e Walk on by. Accompagnato dalla sua orchestra di sedici elementi, Bacharach arriva dunque a Roma con un repertorio lungo sei decadi. Fra i capolavori più recenti, l’album Painted from Memory, inciso nel 1996 con Elvis Costello, che ritroviamo anche nell’ultimo splendiso disco At This Time del 2005, con il quale il musicista, che quest’anno ha compiuto 80 anni, ha dimostrato di essere ancora in splendida forma.
A conferma di ciò, lo scorso febbraio Burt Bacharach ha ricevuto il Grammy alla carriera. È un fatto straordinario, perché normalmente questo onore è riservato a chi non ne ha mai vinto alcuno; invece il pianista e compositore nato a Kansas City nel 1928 ne ha già sei in bacheca, oltre a tre Oscar. Giusta consacrazione per uno dei massimi autori della scena musicale contemporanea. Artista che, ultimamente proprio con il suo ultimo lavoro At This Time, ha preso posizione politica contro l’attuale governo degli Usa, rappresentato ancora per pochi giorni da George W. Bush. «Volevo che questo album esprimesse sinceramente quello che pensavo - ha dichiarato Bacharach -. Chi sono questi individui che si stanno prendendo il controllo delle nostre vite? Ho due bambini piccoli e uno di 19 anni, mi chiedo che ne sarà del loro futuro. Che potevo fare? Potevo far rivivere questi pensieri nella mie canzoni e interpretarle. Nessun altro potrebbe cantarle al posto mio perché parlano di me. Per questo il disco è un lavoro molto personale».
L’ultima volta che Bacharach si è esibito a Roma ha coinvolto il pubblico non solo con l’energia della sua musica, che del resto vanta canzoni orecchiabili e ottimiste (il tratto più riconoscibile della sua cifra stilistica), ma con il suo entusiasmo: lo stesso che scatena el suo pubblico che attraversa almeno tre generazioni.
La serata capitolina verrà aperta dal crooner catanese Mario Biondi.