Seminario del Coni su sport e potenza: «La velocità è innata nell'atleta»

Santiago Antunez, tecnico dell'oimpionico cubano dei 110 ostacoli Robles: «L'allenamento di un campione è «come il vestito di un sarto, tagliato perfettamente su misura». Il guru di Nadal: «La potenza è tutto»

L'allenamento di un campione è «come il vestito di un sarto, tagliato perfettamente su misura»: è uno degli spunti, offerti dal tecnico dell'olimpionico cubano dei 110 ostacoli Dayron Robles, del convegno organizzato a Roma dal Coni su «Allenamento della velocità e della forza veloce negli sport di potenza».
«Far convergere le esperienze e le conoscenze dei migliori esperti internazionali nell'ottica di una nuova metodologia di lavoro, finalizzata al raggiungimento di obiettivi sempre più prestigiosi»: questo è, secondo il segretario generale del Coni Raffaele Pagnozzi, l'obiettivo che il Comitato Olimpico intende raggiungere con i seminari di alto livello organizzati nell'ambito del proseguimento dei programmi formativi in vista dei Giochi Olimpici di Vancouver 2010 e Londra 2012.
Il convegno del Foro Italico secondo Pagnozzi riveste infatti «un'importanza straordinaria, considerando la notevole incidenza di questa componente, che abbraccia la maggioranza delle discipline». Delle 28 medaglie conquistate dalla squadra italiana a Pechino, ben 13 (46 per cento) sono arrivate da sport di potenza (scherma, pugilato, lotta, judo e taekwondo), mentre 9 da discipline endurance.
Al seminario hanno preso parte, oltre ad alcuni relatori italiani, anche tre esperti stranieri in materia: il tedesco Dietmar Schmidtbleicher (professore ordinario di Fisiologia del sistema nervoso e muscolare all'Università Goethe di Francoforte), lo spagnolo Julio Tous (consulente metodologo di vari atleti, tra i quali Rafael Nadal) e il cubano Santiago Antunez (allenatore del campione olimpico e primatista mondiale dei 110 ostacoli, Dayron Robles).
Proprio quest'ultimo, parlando dei metodi di lavoro usati con la nazionale cubana, ha usato la metafora del sarto: «Prima di tutto bisogna prendere le misure, poi si fanno le prove, si accorcia o si allunga perchè, nel corso dell'anno, un atleta può avere esigenze diverse e quindi anche il lavoro può cambiare ed essere aggiustato a seconda delle situazioni. L'allenamento deve essere individualizzato al massimo e bisogna sfruttare le qualità innate con cui nasce un atleta, come ad esempio la velocità».
Al dottor Julio Tous, ricercatore associato presso il laboratorio della performance sportiva (Inefc) dell'Università di Barcellona, bastano poche parole per definire il tennista numero uno del ranking mondiale. «Rafael Nadal è un atleta straordinario». Per il 37enne guru spagnolo dell'allenamento di potenza e velocità, Rafa è «semplicemente due volte più potente di un qualsiasi giocatore di calcio, figuriamoci di tennis». E Julio Tous ha tutti i titoli per parlare dei due sport visto che negli ultimi anni è stato responsabile per l'allenamento e la riabilitazione di atleti come Nadal, Carlos Moya, Svetlana Kuznetsova, e di squadre del calibro di Barcellona, Real Saragozza, e della nazionale spagnola di hockey prato. Attualmente collabora da consulente con la Sampdoria e in particolare col professor Roberto Sassi, responsabile della metodologia dall'allenamento della società blucerchiata.
«Nello sport di squadra, ma anche in quello individuale come può essere il tennis, ci sono molte similitudini - ha spiegato Tous -. Innanzitutto a causa dell'alta complessità tencico-tattica delle due discipline, e poi perchè la domanda fisiologica è pressochè identica. Nel tennis l'unico problema è che non si può sapere in anticipo la durata di un match, cosa che nel calcio invece è prestabilita. Inoltre, per 10 mesi un atleta come Nadal deve giocare 90-100 partite su diverse superfici e l'obiettivo è quello di mantenere cosante il suo livello di preparazione atletica».
Il problema principale nel lavoro di Tous con Nadal è però quello di «prevenire con un accurato lavoro di preparazione gli infortuni causati da un calendario sempre più congestionato. Nadal non si può permettere di restare fermo per un problema fisico. Lo stop infatti non gli permetterebbe di giocare e vincere i tornei, e quindi di guadagnare punti Atp».
Tous ha poi spiegato le principali differenze che a livello fisico contraddistinguono Nadal dal suo antagonista Federer: «Nadal è inferiore tecnicamente rispetto al tennista svizzero, ma compensa con la potenza e la costanza della sua forma fisica. Questo è evidente anche dal gioco espresso in campo dai due: Federer predilige match corti e cerca sempre di chiudere il punto in 3, massimo 4 scambi perchè è consapevole di non avere nelle gambe la giusta tenuta. Nadal invece non ha problemi di tempo, sia nella costruzione del punto sia nella durata del match».
L'ultima battuta Tous l'ha riservata ai costanti infortuni che si verificano nel mondo del pallone e alla piaga del doping: «Il calcio putroppo è un business che non conosce soste. Non c'è tempo per fare una vera e propria preparazione fisica, si viaggia e si gioca in continuazione. Dalla mia esperienza con la Sampdoria, che adotta le metodologie di allenamento che io uso con Nadal, posso però dire che alcune società si stanno accorgendo dell'importanza del lavoro per prevenire gli infortuni. Il doping? Posso dire di non aver mai avuto a che fare con questo problema nelle realtà che ho frequentato e frequento tutt'ora. Certo, so bene che è una pratica molto diffusa, soprattutto nel ciclismo».