«Senza più giovani si rischiano anche le Olimpiadi di Londra»

«Montali distratto? No, ma ha sbagliato a gestire gli allenamenti»

Giani, a fine maggio l’Italia godrà di un’ulteriore chance d’appello per qualificarsi alle Olimpiadi. Ce la potrà fare, finalmente?
«Non è facile. I risultati sono il riscontro obiettivo del lavoro svolto. In certe manifestazioni siamo fuori dal podio da alcune edizioni di fila, nel caso mancassimo il pass per Pechino significherebbe avere perso ulteriori posizioni».
Gli infortuni spiegano tutto? Con Fei, Perazzolo, Tencati, o anche senza la distorsione al ginocchio di Cernic con la Spagna, le cose sarebbero andate diversamente?
«Dovremmo avere un numero di giocatori tale da poter ovviare all’emergenza. Con adeguati ricambi, il livello di gioco rimarrebbe elevato. Il problema è che i campioni sono sempre meno».
A Smirne l’unico era Luigi Mastrangelo?
«Abbiamo alcuni buoni giocatori che hanno già superato i trent’anni, altri che sono su quell’età e poi un altro sestetto giovane, under 23. Il gruppo dev’essere di 17, i più vecchi devono continuare a esserci, i club devono fare la loro parte, impiegando i giovani, altrimenti si rischia di mancare anche la qualificazione a Londra 2012».
Quali responsabilità ha Gianpaolo Montali, di questa situazione? Dopo l’argento olimpico e l’oro europeo, a Roma, nel 2005, il ct è entrato anche nel cda della Juventus, in estate si era candidato alle primarie del Partito democratico, a Parma...
«Se le cose non hanno funzionato, non è perché il ct aveva la testa al di fuori della pallavolo. Sono cambiate tematiche di allenamento, di gruppo, dopo il 2005. Non credo c'entri la candidatura politica piuttosto che il ruolo di consigliere nel calcio. Conta la gestione in allenamento, che non è stata il massimo».
Con Anastasi le cose vanno meglio?
«Ho seguito dal vivo due suoi allenamenti, a Salsomaggiore. I ragazzi mi erano piaciuti, erano molto motivati. Per un po’ serve continuare a impegnarsi, stare sempre lì, lavorare, per tentare di ricominciare a vincere subito».
Era proprio il caso di rinunciare a Vermiglio, tanto più dopo l’infortunio di Meoni?
«Non sempre si vince con i più bravi. La pallavolo non è il tennis, alla fine conta il gruppo. L’esclusione di Vermiglio dipende anche da lui, deve sapersi gestire, per continuare a vincere. Non basta avere soltanto il nome per produrre risultati».
Lei come sta andando, al debutto da allenatore?
«Discretamente. La mia Modena è quarta, anche se non ricordo neppure il nostro distacco dal primo posto. Comunque sono tanti punti». Nove, esattamente. Poi ci saranno i playoff. Al termine dei quali l'Italia cercherà di evitare di restare a casa dalle Olimpiadi, cosa che non accade dal ’72.