Serafim Zvezdinskij

Si chiamava Nikolaj ed era nato a Mosca nel 1883. Era molto piccolo quando si ammalò gravemente e sopravvisse solo grazie alle insistenti preghiere che suo padre rivolgeva a s. Serafim di Sarov. Per tutta la vita Nikolaj Zvezdinskij si considerò un miracolato e, dopo gli studi nel seminario di Mosca, nel 1908 prese i voti monastici col nome del santo a cui doveva la vita. L’anno seguente fu ordinato sacerdote e cominciò a insegnare nel seminario. In contemporanea faceva da aiutante del superiore di un monastero moscovita. Dieci anni dopo, Serafim venne consacrato vescovo di Dmitrov e vicario della diocesi di Mosca. Ma l’anno prima erano andati al potere i bolscevichi, che non tardarono a interessarsi a lui. Nel 1921 lo arrestarono e lo tennero in carcere quattro anni. Solo un assaggio. Liberato nel 1925, il vescovo Serafim fu nominato segretario del metropolita Pëtr Poljanskij, incarico che mantenne solo un anno perché nel 1926 fu arrestato ancora una volta e spedito al confino. Nel frattempo il nuovo metropolita Sergij Stragorodskij aveva iniziato una politica lealistica col regime sovietico. Serafim allora si dimise per protesta e si ritirò nella provincia di Vladimir, dove diventò uno dei capi della «chiesa del silenzio». Ciò nel 1932 gli valse un nuovo arresto e tre anni di confino in Kazachstan. Ma i sovietici non lasciarono scadere i tre anni e, proprio sul limite, gli rinnovarono la condanna per altri tre anni. Neanche questi bastarono, perché, col solito sistema dell’ultimo momento, nel 1937 l’irriducibile vescovo venne fucilato a Omsk.