Serbia, estradizione di Mladic a inizio settimana Lui si difende: non c'entro nulla con Srebrenica

L’ex generale serbo-bosniaco,
Ratko Mladic, catturato giovedì scorso nel nordest della Serbia dopo 16 anni di latitanza e accusato di
genocidio dalla giustizia internazionale, potrebbe essere trasferito all’Aia già lunedì o martedì. In carcere ha nuovamente ricevuto la visita della moglie e del figlio<br />

Belgrado - Ratko Mladic ha nuovamente ricevuto, in carcere, la visita della moglie Bosiljka e del figlio Darko, che era accompagnato da sua moglie. Con i familiari c'era anche l’avvocato difensore dell’ex generale serbo-Bosniaco, Milos Saljic. È la terza volta che la moglie e il figlio di Mladic fanno visita al congiunto nella cella del Tribunale speciale per i crimini di guerra di Belgrado, dove Mladic è detenuto dal suo arresto avvenuto giovedì mattina a Lazarevo, un villaggio della Voivodina, nel nordest della Serbia. Ratko Mladic - che è in condizioni di salute molto precarie - è in attesa dell’estradizione verso il Tribunale penale internazionale dell’Aja (Tpi), dopo il parere positivo dato in questo senso dai giudici di Belgrado. La difesa e la famiglia si oppongono sostenendo che le condizioni di salute di Mladic non gli consentono ora di affrontare un processo.

Il ricorso Domani l’avvocato Saljic presenterà ricorso contro l’estradizione. Se verrà respinto, come tutto lascia prevedere, l’ex generale - che è accusato di genocidio e crimini contro l’umanità per l’assedio di Sarajevo durante la guerra di Bosnia (1992-1995) e il massacro di 8 mila musulmani a Srebrenica nel luglio 1995 - potrebbe venire estradato subito all’Aja. Secondo il giudice turco Mehmet Guney, vicepresidente del Tpi, ciò potrebbe avvenire tra domani e martedi.

Mladic si difende L'ex generale ha detto di non avere nulla a che fare con il massacro di Srebrenica, dove nel luglio 1995 ottomila musulmani furono uccisi dalle truppe serbo-bosniache da lui guidate. Lo ha riferito il figlio Darko all’uscita dal Tribunale speciale per i crimini di guerra. "Al contrario, mio padre ha sottolineato che a Srebrenica ha salvato donne e ragazzi, e che gli ordini da lui impartiti erano stati quelli di evacuare feriti, donne e bambini".