Sergio Castellitto: "Tra i ragazzi di Napoli come in trincea"

Lunedì e mercoledì su Canale 5 la fiction ambientata in una classe di Scampia: "L'arrestratezza del Sud è dovuta al lassismo politico di decenni"

Roma - Lena non parla. Gennaro, tra un po’, va in galera. Totò, la scuola, non la pensa proprio e Davidello tiene un padre malamente, che se non ci fosse Pescecane, a controllare il territorio con le camurrìe, potrebbe piovere pure inchiostro sui bacarozzi: nero su nero, perchè questa è Scampia e Dio l’ha abbandonata da un pezzo. Ma ’o professore no, lui ci va tutti i giorni, nella sua classe miserella, dai suoi ragazzi poveri e delinquenti, dimenticati da stato, scuola, società, famiglie e ambaradam di rito, quand’è del Sud che tocca parlar male. E il bello è che ’o professore ha la faccia intensa di Sergio Castellitto, la sua bravura di attore consumato, la sua malinconia di disperato ottimista e che lunedì e mercoledì prossimi, in prima serata su Canale 5, si affaccerà dal teleschermo col naso a punta e gli occhi tondi per dare, ai nostri ragazzi, un viatico di speranza a inizio d’anno scolastico. La miniserie O professore, scritta dal duo Rulli-Petraglia (ispirati dal libro di Paola Tavella Gli ultimi della classe), diretta da Maurizio Zaccaro, fotografata dal figlio d’arte Fabio Olmi (il papà è il regista Ermanno), ricca di un cast con la seducente Luisa Ranieri e Donatella Finocchiaro e Pietra Montecorvino, ha valore di soglia: la tv può e deve riprendersi la scena educativa, con qualcosa di artisticamente pensato e dedicato. Dedicato al mare che non bagna Napoli. A chi crede che il ministro dell’Istruzione Gelmini schifi la scuola del Sud e ami quella del Nord, perché i tedeschi, col loro rapporto Ocse-Pisa, son venuti a ricordarci che tra Milano e Treviso gli studenti stanno sopra la media. A chi, come Sergio Castellitto, ha il coraggio di fare quattro figli (con Margaret Mazzantini) e di mandarli a scuola.

Caro Sergio Castellitto, chi è, veramente, ’O professore?
«Un uomo che non accetta la chiamata, all’inizio. Un professore d’italiano che voleva una scuola regolare».

E invece?
«Invece è destinato a una scuola di trincea. Va a insegnare a Scampia, dove la metà dei ragazzini abbandona la scuola per spacciare droga. Napoli, infatti, non è Como».

Oltre la boutade geografica, che cosa intende?
«Che Napoli è il nostro capro espiatorio per tutto quello che non va. Ma se non va Napoli, non va il paese. Ci sono stato a lungo, per girare ’O professore e il film Tris di donne e abiti nuziali e devo dire che è una città selvaggiamente stuprata».

Di chi la colpa del ritardo epocale nell’istruzione che separa Nord e Sud?
«Della classe politica d’ogni tempo. Qui non è solo un problema di leggi, ma anche di etica. Occorre far comprendere che essere insegnanti è una vocazione. Se non si parte da questo presupposto...».

Forse anche ’O professore andrebbe retribuito meglio?
«Certo: una retribuzione più alta aiuta. Io ho quattro figli, in età da 16 a 2 anni: 3 generazioni che vanno a scuola e distinguo i professori dagli occhi».

Come fa?
«C’è una luce speciale, in quelli veramente interessati alla loro missione. La notai, alle elementari, negli occhi del mio maestro, il maestro Formica della scuola Pistelli. Era severo, ma aveva quella luce, che cerco quando parlo con gli insegnanti dei miei figli».
Nel film di Vincenzo Terracciano, Tris di donne e abiti nuziali fa un giocatore d'azzardo: c'è un filo rosso tra il professore di Scampia e

Franco, che si gioca la vita a poker?
«Sono entrambi personaggi cechoviani. Credo che i grandi personaggi siano dei grandi falliti: quando cadi, si vede quanta dignità hai».

A gennaio la vedremo in un ruolo leggero, nel film comico Italians di Giovanni Veronesi: che parte fa?
«Ho due episodi, uno con Riccardo Scamarcio e uno con Carlo Verdone. In entrambi sarò un cialtrone, un nuovo mostro all’italiana. Poi, a ottobre, farò un padre tremendo in Alzati e cammina, di Alessandro Angelini. Ma fremo: mi aspetta Jacques Rivette, sto andando a Montpellier, infatti, a incontrare una delle tre grandi r francesi: Resnais, Rivette, Rohmer. Avrò Jane Birkin come partner: è sempre bella».

Ancora un cialtrone, formato Nouvelle Vague?
«Sarò Vittorio, manager italiano, che incontra un circo, s’invaghisce dell’atmosfera e diventa clown. È la fine di molti manager. Magari, senza il naso rosso di plastica».