Sermonti bacchetta Benigni: "Così banalizza Dante"

A pochi giorni dallo show su Raiuno, lo studioso critica l’attore: "Operazione fatta alla buona"

Roberto Benigni, durante la prova generale dello spettacolo

Milano - Lui, Vittorio Sermonti, è il dantista per definizione, il cultore divulgatore della Divina Commedia, lo scrittore che con le sue letture perfette e meravigliose della massima opera italiana ha raccolto intorno a sé migliaia di persone in tutti i teatri e le chiese della penisola. L’altro, Roberto Benigni, è un giullare, un attore, un regista che la prima volta che si è cimentato con il sommo poeta raccontando l’Ultimo del Paradiso ha ammaliato davanti alla Tv dodici milioni di persone e che da un anno porta in giro l’Inferno, pure lui, per tutta Italia. Ma a modo suo, giocando sul testo, attualizzandolo, infilandoci dentro Berlusconi e Veltroni, trasformando Dante in uno spettacolo di piazza capace di coinvolgere nonne e bambini. Bene, Benigni rischia di fare un altro botto di spettatori il 29 novembre su Raiuno, portando in Tv il V dell’Inferno, il canto dell’amore tra Paolo e Francesca. E prima dell’evento, si comincia a storcere la bocca. È proprio Sermonti, che già aveva avuto modo di criticare le letture teatrali fatte da Benigni negli ultimi mesi, ad aprire il fuoco.

In un’intervista al settimanale Sorrisi e canzoni, da oggi in edicola, spiega: «Per leggere Dante ci vuole uno scrittore e non un attore che per quanto intelligente e attrezzato professionalmente ha la tendenza a leggere un testo nel modo migliore possibile. Ma così facendo rischia di farsi sopraffare dalla sua bravura». E aggiunge: «Benigni è un esempio emozionante. L’ho visto in tv, mai dal vivo. Eravamo amici. Ora non ci sentiamo da molto tempo». Poi arriva l’affondo: «Il suo modo di attualizzare Dante è divertente ma non si possono dire spiritosaggini e cose un po’ ovvie per adescare il pubblico. Questo non è un buon servizio fatto al Poeta e nemmeno agli ascoltatori. Ho 78 anni e mi dispiace lasciare il campo a questo tipo di divulgazione allegra. Dante è duro e severo e ci vuole durezza e severità per capirlo. È un’operazione delicatissima, che non si può fare alla buona».

Insomma secondo Sermonti non si può ridurre la Divina Commedia a una burla, adombrando anche il fatto che quella del regista premio Oscar sia una grande operazione commerciale. E il diretto interessato cosa risponde? Nulla, non vuole entrare nella polemica. Però non si può non notare che cinque anni fa, nel dicembre 2002, quando l’attore portò il Paradiso su Raiuno, Sermonti, che allora fu coinvolto nell’operazione (mentre non è stato così per le successive letture dell’Inferno), giudicò diversamente il lavoro. «Questo tipo di divulgazione - dichiarò allora ai giornalisti - mi trova del tutto solidale. Ma al di là della forza comunicativa straordinaria, quello che mi piace di Benigni è che la sua lettura di Dante lo tradisce, lo mette a nudo, a volte anche alla berlina. E questa è una cosa grandissima. Perché con Dante ci si può misurare solo rischiando il ridicolo. È così anche per me: so che devo rischiare il ridicolo». Ovviamente, ognuno ha il diritto di cambiare opinione.

Del resto, dell’avviso del celebre studioso sono in parecchi. Della lista fanno parte, ad esempio, Giorgio Albertazzi («Credo che il pubblico - disse in un’intervista - esca dallo spettacolo di Benigni uguale a quando c’era entrato e pensando che Dante sia attualissimo e anche un po’ fessacchiotto»), Franco Zeffirelli di cui riportiamo l’opinione nell’articolo sottostante e Franco Cardini, medievista e scrittore fiorentino: «Benigni in realtà recita Benigni che recita Dante - ha detto quest’estate -: non si preoccupa certo dei problemi filologici, né di nascondere il suo accento pratese. Detto questo ha suscitato un certo movimento di massa». Di massa, in ogni caso, ce ne sarà tanta il 29 novembre in prima serata su Raiuno, cui seguiranno altri tredici appuntamenti in seconda serata a dicembre e a gennaio.