«Serve una chemioterapia calibrata caso per caso»

Dottoressa Maria Rosa Di Fazio, responsabile di Oncologia al Centro SH della Repubblica di San Marino, la chemioterapia è ancora una delle terapie chiave per il cancro?

«Certo. Non si può rinunciare alla chemioterapia. All'SH però applichiamo il metodo Lagarde (dall'oncologo francese Philippe Lagarde, ndr), che consideriamo il futuro delle cure anti cancro: è il protocollo che si adatta al paziente e non il contrario».

Cosa significa?

«A ogni malato viene applicata una terapia che integra tutte le armi a disposizione: chirurgia, radioterapia, chemioterapia, terapia ormonale e regime alimentare. Ma è fondamentale che a dirigere l'orchestra sia un oncologo esperto. L'obiettivo non è allungare la vita di qualche mese a costi elevati, è una maggiore sopravvivenza con un miglioramento della qualità della vita».

Molti malati sono spaventati dagli effetti collaterali.

«Perciò associamo alle cure anti tumorali sostanze naturali al 100 per cento - vitamine, oligoelementi, sali minerali - che contrastano la tossicità del trattamento e lo rendono più efficace. Lo fanno anche al Memorial Sloan Kettering di New York, punto di riferimento oncologico a livello mondiale. In questo modo all'SH siamo riusciti a ridurre gli effetti collaterali del 70 per cento, non c'è nausea e i capelli non cadono».

E l'effetto debilitante?

«Dopo la chemio i nostri pazienti si sentono più forti di prima e non devastati e incapaci di affrontare la somministrazione successiva, come invece poteva accadere con i protocolli standard che danneggiavano anche organi sani e sistema immunitario».

Come agisce esattamente la «nuova» chemio?

«La lotta al cancro è una partita a scacchi, non una guerra che si vince con la bomba atomica. Prima capitava che appena finito il bombardamento, si sviluppavano nuove lesioni. Il paziente diceva: Ho fatto tutto quello che mi ha detto, ma la malattia è tornata. Oggi è dimostrato che sono preferibili bassi dosaggi prolungati nel tempo piuttosto che il trattamento da cavallo per eradicare tutte le cellule tumorali. Non è necessario avere una Tac immacolata: alcune lesioni possono restare, basta che non siano più attive. Le cellule tumorali rimaste sensibili alla chemio aiutano a contrastare le cellule resistenti, come conferma un recente studio scientifico dell'Università di Boston. Ci sono pazienti anche con metastasi, cronicizzati da anni, che vivono a lungo e in buone condizioni».

CBas