Servono strutture per il recupero dei minori border-line

«Mi piange il cuore a vedere certe scene nelle strade di Roma»

Lina Sastri «tradisce» spesso il teatro per la tv, dove è stata piuttosto impegnata, passando dal personaggio di Matilde Serao nello sceneggiato «Assunta Spina», per la Rai, alla parte in «S. Pietro», fino al «Covo di Teresa» sempre per la Rai, e infine la fiction di Canale 5 «Nati ieri», dove interpretava la caposala dell’ospedale.
Cosa ha provato nel toccare un argomento così delicato quale quello dell’infanzia?
«Mi sono talmente immedesimata nella parte che, in ogni modo, ho cercato di lanciare un messaggio di amore verso i bambini, che sono da sempre la parte più debole della società. È stato molto bello confrontarmi con una realtà diversa, si è trattato quasi di una sorta di rinascita interiore, un’esperienza di cui oggi mi ritengo fiera».
Il Papa ha spesso parlato dei bambini maltrattati, malati e denutriti richiamando l’attenzione sui problemi del Terzo Mondo. Lei cosa ne pensa?
«È un’emergenza gravissima e non c’è la dovuta attenzione sui veri grandi problemi dell’umanità. Cosa fanno i politici e le istituzioni per i tanti, troppi bambini sfruttati oppure costretti a chiedere l’elemosina nelle strade capitoline? In ognuno di questi bambini vedo il figlio che non ho avuto. E questa mancanza mi porta ad amarli tutti incondizionatamente».
A Roma il fenomeno dello sfruttamento dei bambini è molto diffuso...
«Provo un senso di impotenza quando vedo persone alle quali non viene data la dignità di esseri umani e una speranza in un futuro migliore. A mio parere è necessario creare delle strutture che possano accogliere anche i casi più disagiati al fine di evitare così sofferenza ed emarginazione. Per esempio, con le esose tasse che ci vengono imposte dai comuni si potrebbero creare almeno delle strutture che rispondano a due attività fondamentali: l’accoglienza dei minori border-line e la realizzazione di centri che accolgano anche le madri, una sorta di oratorio laico che serva anche da punto di aggregazione con il territorio».
Ma i bambini, soprattutto i nomadi, vengono usati per compiere borseggi e furti. Secondo lei come si possono recuperare questi minori?
«Sono contraria a qualsiasi forma di repressione, data la loro tenera età, penso che dovrebbero essere inseriti in strutture educative, dove potrebbero trovare nella frequentazione di loro coetanei più fortunati, un modo per uscire dalla loro condizione. Ma per giungere a tutto ciò occorrono dei finanziamenti atti a creare corsi di recupero con insegnanti e psicologi. D’altronde, non si può più far finta di niente».