Settant'anni di scarpe Dalle passerelle allo sbarco sulla luna

I modelli ai piedi di personaggi famosi Le fasi produttive della fabbricazione Foto di ieri: com'è cambiata la moda

Se Apuleio ha fatto parlare un asino, Kafka uno scarafaggio, Bulgakov un cane, nessuno si sorprenda se io, Paio Di Scarpe, racconto una bella mostra dedicata a me, e ai miei fratelli e sorelle. Certo non passerò alla storia della letteratura, ma seguitemi passo dopo passo dentro la Triennale di viale Alemagna, dove da domani al 5 ottobre sarà allestita «Walking Pleasure» (detto terra terra: il piacere di camminare), mostra aperta gratuitamente al pubblico, per iniziativa del marchio Moreschi, partito 70 anni fa da Vigevano per conquistare il mondo.

Si comincia rispettando lo Zeitgeist, lo spirito del tempo, ovvero con i piatti di quattro cuochi superstar: Andrea Berton, Filippo La Mantia, Ernst Knam e Davide Oldani. Stasera dalle 19 gli chef saranno alla vernice, e accoglieranno gli invitati con gastro-creazioni da leccarsi le stringhe (pardon, i baffi).

Se camminate con me, vi porto al primo piano, nella sala «Impluvium» davanti allo Scalone d'Onore. Qui veniamo celebrate noi scarpe in tutti i modi, dalle immagini ai suoni ai profumi. Rimango sempre incantato quando vedo il marchio Moreschi, le due scarpe in piedi che diventano la «M» del brand. Ci disegnò così negli anni Sessanta l'artista e designer milanese Angelo Gabriele Fronzoni, un orgoglio dell'Italia creativa.

In mostra viene ricordato, e ci mancherebbe, con i 300 passaggi produttivi che 400 artigiani completano per farci nascere: altro che i nove mesi degli umani. Ma non sto più nella tomaia dalla voglia di spiegarvi la Magic Box, cuore dell'esposizione. Luogo dove il piacere del camminare è uno spettacolo di luci e illusioni, che trasformano l'andare a piedi in un'avventura indimenticabile, in diverse condizioni meteo perfettamente ricreate. Camminare sotto la pioggia in un parco, calpestando le foglie secche che crepitano, non è un piccolo piacere della vita? Se giro i tacchi, vedo una parete che ospita miei antenati: modelli storici di scarpe, uno per ogni decennio della Moreschi.

Sono opere d'arte, non credo di esagerare. C'è dentro sapienza, intelligenza, attenzione ai vostri piedi: quando ci calzate volete stare comodi, e avete ragione. So che nel social Facebook qualche maligno si è lamentato per questa mostra, troppo «commerciale», per un tempio come la Triennale. Ma è una sciocchezza, noi scarpe siamo cultura e design che va in giro per il mondo a portare il buon nome del lavoro italiano: in un certo senso voliamo alto, senza abbandonare pavimenti e marciapiedi.

Guardate il video in mostra, che ripercorre settant'anni di camminate attraverso immagini e filmati. Siamo ai piedi di tutti, principi e gente comune, divi dello sport e del cinema, capitani d'industria, sognatori e poeti. Anche astronauti, ricorda la foto del primo passo sulla Luna.

Come Paio Di Scarpe non mi sento mai solo: ogni giorno nascono circa mille miei fratelli Moreschi, che prendono le strade di tutto il mondo per raggiungere i trenta negozi monomarca dove saranno toccati, accarezzati, annusati e comprati. Vorrei essere un fine dicitore per recitarvi le frasi famose, sul tema del camminare, che punteggiano la parete denominata Walking Pleasure.

Sono tante, in italiano e inglese. Queste quattro mi piacciono da matti. Eccole: «La vita è un viaggio da fare a piedi» (Bruce Chatwin); «Quando uno è solo cammina più rapidamente» (Napoleone); «Il nostro camminare è un cadere continuamente trattenuto» (Arthur Shopenhauer); «Un gatto, ne sono convinto, può camminare anche su una nuvola» (Jules Verne).