«Sex machine», dalla parte dell’uomo

Matteo Failla

Questa sera toccherà a Giuliana Musso esibirsi con il suo Sex Machine sul palco dell’ex ospedale Paolo Pini, nell’ambito della rassegna “Da vicino nessuno è normale”.
Il suo testo è una provocazione...
«Sicuramente – dice Giuliana Musso -, lo spettacolo è frutto di un lavoro di ricerca durato due anni, durante i quali ho tentato di analizzare l’espansione del “mercato del sesso” e la crescita di domanda del sesso mercenario, che sta portando ad un aumento di abusi e crimini. Al tempo stesso vedo con rammarico che si concretizza, sotto forma di leggi dello Stato, la voglia di ridurre la libertà delle donne e di limitare il loro diritto ad esercitare con dignità e sicurezza il loro mestiere. Ma soprattutto ho cercato di analizzare la categoria dei clienti, sui quali troppo poche volte si indaga: di loro nulla viene messo in discussione».
Lei ha analizzato soprattutto la situazione del Nord Est: esistono differenze tra Nord e Sud Italia?
«Nord Eest e Lombardia sono in testa al mercato del sesso: prostitute e locali ad hoc pullulano. La ricchezza del territorio aiuta ad alimentare i desideri di coloro che esprimono il proprio disagio in espressioni distorte della sessualità. Sono diverse le ragioni che spingono un uomo ad andare con una prostituta: c’è il settantacinquenne che lo ha sempre fatto e che si lamenta di non poter più trovare di italiane con le quali scambiare due parole, ma c’è anche il trentenne affermato che vuole ritrovare quelle emozioni forti che con la moglie non riesce più ad avere. Nello spettacolo io mi metto dalla parte di questi clienti, e non della prostituta: voglio capire cosa spinge l’uomo a cercare il sesso a pagamento».
Sexmachine propone soluzioni concrete al problema? Riaprire le “case chiuse” ad esempio
«No, la mia è un’analisi teatrale, solo un modo per capire. Ma credo fermamente che bisognerebbe iniziare a distinguere criminalità e prostituzione, perché finchè viaggeranno sullo stesso piano si cercheranno solo soluzioni che penalizzano la donna che fa questo mestiere senza esserne obbligata, ma per volontà propria: così la si rende solo più vulnerabile, preda delle organizzazioni criminali».