Sfida anziani per l'Europa

Cresce negli anziani la paura, aumenta la loro fragilità. Si vive più a lungo, ma non sempre si conserva la propria autonomia. L'anziano a causa delle sue disabilità perde l'autosufficienza e diventa un peso. Viene emarginato e sovente, nel mondo occidentale, è rifiutato e allontanato dalla sua stessa famiglia. La fragilità comporta inoltre un rischio elevato di rapido deterioramento della salute e dello stato funzionale ed un maggiore consumo di risorse. Il timore più grande per l'anziano non è la morte, che magari rifiuta inconsapevolmente, piuttosto la malattia, l'abbandono, l'allontanamento dalle persone con cui ha vissuto.
Entro il 2025 il 20% degli europei avrà 65 o più anni e aumenterà il numero degli ultraottantenni. I 27 paesi dell'Unione europea contano oltre mezzo miliardo d'abitanti (507,7 milioni). Rispetto a 20 anni orsono vi è stato un aumento della popolazione del 6%. Nello stesso arco di tempo sono cresciuti gli over 65 e oltre, passati dal 14% del 1992 al 18% del 2012. Vi sono circa due persone in età lavorativa per ogni persona anziana. Per le società europee l'invecchiamento demografico è una delle più grandi sfide economiche e sociali del XXI secolo. L'aspettativa di vita all'età di 75 anni è di 9.9 anni negli uomini e 12.4 nelle donne, ma l'attesa di anni in buona salute è solo di 1.6 anni negli uomini e 2 anni nelle donne. Degli over 75, il 56.6% è affetto da dolori articolari, il 16.2% da lombo-sciatalgia, il 37.6% da ipertensione arteriosa, il 23.3% da cataratta, il 16.9% da broncopneumopatia cronica. Una elevata percentuale di questi soggetti soffre di malattie croniche multiple. Con troppa facilità agli anziani depressi vengono somministrate pericolose sostanze farmacologiche che agiscono sul sistema nervoso. Meglio sostituire, quando possibile, la terapia con psicofarmaci con la psicoterapia sistemica che aiuta a creare forme di strategie comportamentali più adatte ai bisogni individuali. La depressione oscura il futuro. Con la psicopedagogia dell'invecchiamento o educazione all'invecchiamento (geragogia) si punta al mantenimento nell'anziano della sua autonomia ed alla migliore organizzazione del suo ambiente di vita. Occorre prepararsi ai cambiamenti che l'avanzare dell'età comporta e ad alimentare una curiosità intellettuale per ampliare le proprie conoscenze e favorire quell'arricchimento esistenziale che deriva dalla cultura.
Ogni volta che un anziano si ammala e viene ricoverato è messo a dura prova il suo fragile equilibrio. L'allontanamento dalle mura domestiche fa perdere il senso ed i confini della realtà, il ricovero è vissuto come un evento drammatico. Secondi alcuni ricercatori l'invecchiamento e le malattie ad esso correlate sono la conseguenza di danni indotti dal fenomeno dello stress ossidativo. Questo processo è associato ad uno sbilanciamento fra l'eccessiva produzione di fattori ossidanti (quali i radicali liberi) e la diminuzione delle difese antiossidanti, che alla fine si manifesta sotto forma di danno per l'organismo. L'anziano fragile presenta stati infiammatori cronici che possono determinare aumento delle proteine del sistema immunitario, riduzione dell'emoglobina e dell'ematocrito, deficit ormonali, cambiamento nell'espressione genica (telomeri accorciati), riduzione della capacità dell'organismo di autocorreggersi. L'anziano fragile perde la capacità di adattarsi di fronte ai fattori di stress. L'invecchiamento va combattuto. Anche i processi neurodegenerativi vanno ostacolati vincendo forme di demenza. Le risorse psicofisiche vanno protette e si deve anticipare la necessità di trattamento medico. Investiamo nell'ecologia mentale.