La sfida di Federer: «Nadal è un amico mi spiace batterlo»

Svizzero e spagnolo: 11 successi a testa. «Che finale qui a Shanghai»

Davide Tieghi

Sua Maestà Roger Federer è tornato. Dopo l'infortunio al piede patito in allenamento il campione svizzero ritorna in campo, dopo circa un mese d'assenza, per la Tennis Masters Cup di Shanghai. Un ultimo sforzo per incorniciare una stagione straordinaria: 77 vittorie e 3 sole sconfitte, che gli sono valse la doppietta Wimbledon-U.S. Open, i Masters Series di Indian Wells, Miami, Amburgo e Cincinnati e, per finire, i tornei di Rotterdam, Doha, Dubai, Halle e Bangkok.
Stagione indimenticabile: 11 titoli conquistati, conditi da ben 77 successi.
«Direi che di più non avrei potuto chiedere a questo 2005. Un po' di rammarico esiste per le due semifinali perse agli Australian Open e al Roland Garros, ma di più non potevo fare».
Dove vuole arrivare?
«Nell'immediato, vincere a Shanghai. Dopo le rinunce di Madrid e Parigi, vorrei chiudere bene l'anno. Sarebbe un grande onore conquistare per il terzo anno consecutivo la Tennis Masters Cup davanti ad un pubblico nuovo, quello cinese».
Come festeggia i suoi successi?
«Cenando con la mia fidanzata e i miei amici».
Con 31 successi consecutivi, lei è il sesto giocatore di sempre, al pari di Ivan Lendl, ad aver vinto il maggior numero di match nell'era open.
«Superare un giocatore come Ivan Lendl è una soddisfazione incredibile; anche se il record assoluto, se non erro, è ancora molto lontano. Mi sembra che appartenga a Bjorn Borg (ndr, 49 vittorie consecutive dal marzo 1978 al settembre 1978)».
McEnroe ha affermato: «Quando Federer ha conquistato il primo titolo a Wimbledon, ho subito pensato che ne avrebbe vinti almeno cinque».
«John è sempre stato molto generoso nei miei confronti; certo, se questa previsione si avverasse sarebbe qualcosa di incredibile. Per me l'aver eguagliato il suo record di vittorie a Wimbledon è già di per se stesso un traguardo inimmaginabile. È il materializzarsi di un sogno che cullavo da quand'ero bambino».
Molti la accomunano a Pete Sampras: siete diversi dal punto di vista tecnico, ma simili in fatto di vittorie.
«Un mio primo obiettivo l'ho già raggiunto, quello di conquistare lo stesso numero di Slam di Boris Becker e Stefan Edberg, due dei miei idoli. Indubbiamente si può fare meglio e proprio per questo non mi tirerò indietro; ma raggiungere Sampras sarebbe qualcosa di sensazionale. Quattordici titoli dello Slam e 286 settimane da numero uno; che impressione».
Che sensazione si prova nel dominare il circuito?
«Mi sembra tutto così incredibile. Non vorrei sembrare poco umile ma oggi come oggi, mi sento il più forte di tutti. Ma non paragonatemi ai grandi del tennis, io vivo oggi».
Quest’anno è spuntato Nadal. I dualismi fanno bene allo sport.
«L'esplosione di Rafa ha portato un surplus d'interesse per tutto il movimento: è un personaggio, ha uno straordinario modo di tenere il campo. Spero che la nostra rivalità duri nel tempo. Sembrerà strano, ma siamo amici. Conduco ancora io per due Slam ad uno. Ma Shanghai è una superfinale».
Qual è il successo che l'ha particolarmente gratificata quest’anno?
«Facile: Wimbledon e gli U.S. Open. Nel primo caso, perché ho realizzato un'impresa, quella di conquistare per la terza volta consecutiva il torneo. Nel secondo perché ho sconfitto Andre Agassi, la leggenda».
Quali giocatori l'hanno impressionata maggiormente?
«Direi Gasquet, Murray e Ljubicic. Richard perché è stato uno dei tre giocatori - gli altri due sono Safin e Nadal, ndr - che mi hanno battuto. Andy è un giocatore completo, che sa leggere molto bene le partite. Infine, Ivan, la grande rivelazione di questa stagione, grande bagaglio tecnico».
Parliamo di vela: Alinghi o Luna Rossa?
«Risposta scontata: Alinghi. Di Luna Rossa apprezzo uno degli armatori. Prada è il mio designer preferito».
Che tipo di musica ascolta?
«Mi rilasso con Madonna e Lenny Kravitz».
Lei è anche molto attivo nel sociale.
«È una scelta dettata dal cuore, aiuto i bambini che soffrono. Sono una persona molto fortunata, che dalla vita ha avuto molto. Qualche tempo fa, dopo aver visto certe immagini in Tv, ho deciso di fare qualcosa. Così è nata la Fondation Roger Federer. C’è una vita al di là del tennis».