Shaun Tan, l’arte di narrare favole senza parole

Will Eisner amava definire le sue storie come graphic novel. Hugo Pratt parlava invece di letteratura disegnata. Probabilmente per i lavori realizzati dal disegnatore e sceneggiatore australiano Shaun Tan bisognerebbe ipotizzare un’altra definizione per poter descrivere il suo talento illustrativo. Si potrebbe, forse, parlare di “favole fotografiche” per due volumi come L’approdo (elliot) e Piccole storie di periferia (Rizzoli). Raccolte incantevoli di disegni che hanno tutto il fascino delle fotografie marroncine ed evanescenti dei primi del Novecento. Dagherrotipi che dipingono mondi onirici da favola, partendo però dal quotidiano.
L’approdo è infatti una graphic novel senza parole che sembra realizzata come un film dei fratelli Lumière o di Melies che ha conquistato quest’anno la prestigiossima «Fauve D’Or» ad Angoulème (l’Oscar del fumetto francese) raccontando in maniera surreale l’epopea degli emigranti che raggiunsero l’America. Uomini e donne tristi che partono a bordo di misteriosi piroscafi diretti verso l’ignoto, con valigie di cartone e poche fotografie in tasca, e ai quali fanno da contraltare creature buffe che sembrano provenire dai bestiari fantastici di Bosch e di Borges.
Shaun Tan confessa di essersi ispirato per realizzare questo “volume delle meraviglie” ai racconti di suo padre che dalla Malesia emigrò in Australia occidentale nel 1960, ma di avere saccheggiato anche le cartoline di New York di inizio Novecento, i giornali che parlavano dell’affondamento del Titanic ma anche certe foto «dell'Europa postbellica»,oltre ad alcune incisioni di Gustave Dorè come Sopra Londra, in treno del 1872 e persino certe scene di un classico del cinema neorealista come Ladri di biciclette di Vittorio De Sica. Piccole storie di periferia racconta, invece, cosa succede alle poesie che nessuno legge, come si costruisce un cucciolo fai da te e che destino anno i bufali bianchi e i dugonghi. Nel futuro del talentuoso Shaun Tan c’è in arrivo anche un film di animazione per la Pixar e ha ragione Art Spiegelman (il celeberrimo autore di Maus) a sostenere che l’ecelettico pittore, fotografo, illustratore australiano ha la capacità di regalare «agli adulti un senso di meraviglia quasi infantile» e di riprorre ai bambini situazioni realistiche usando la magia speciale del Surrealismo.