Shin porta a Vicenza più giapponesi del Palladio

Francesco Rizzo

Di cognome fa Takahashi, come il torbido mafioso di Sonatine, superbo film di gangster del regista nipponico Takeshi Kitano. Ma poi la vedi, minuta e radiosa, e pensi piuttosto a qualche personaggio dei cartoni animati sul volley che, sbarcati in Italia dall'Estremo Oriente, hanno spinto in palestra ragazze arrivate fino in serie A. Eccola, Miyuki Takahashi, per tutti Shin, prima parte di un vocabolo giapponese che riassume i concetti «cuore, tecnica, fisico»: nel campionato di pallavolo donne, che finora ha giocato tre giornate con lo scudetto sul petto di Perugia, è lei la novità più curiosa. Gioca partendo dalla panchina per l'ambiziosa Minetti Vicenza - che schiera anche due fra le polacche che ci hanno tolto l'oro europeo in settembre - e dice di esser qui con l'obiettivo di crescere come giocatrice e dimostrarsi più forte delle barriere culturali. Molte ambizioni per una ragazza che dichiara poco più di 170 centimetri di statura: non a caso adora Allen Iverson, genio bonsai del basket Usa.
«A causa del mio fisico ho dovuto lavorare molto sul modo di schiacciare e sulla capacità di approfittare del muro avversario - spiega Miyuki, ventisette anni a Natale, figlia di un allenatore - ed è proprio l'attacco, oltre alla ricezione, l'arma su cui punto». I numeri promettono bene: nelle finali del Grand Prix 2005, sorta di Mondiale itinerante, è stata in assoluto la miglior realizzatrice e la seconda ricevitrice. Ora dovrà misurarsi con la nostra A1, proprio lei che confida «non ho mai sofferto come contro le azzurre». I media del Sol Levante marcano stretto la loro star in trasferta. E in casa Minetti sorridono.
«Fra le tv di Tokyo c'è chi ha trattato con noi per filmare due minuti di partita - rivela il presidente Giovanni Coviello - e cinque agenzie turistiche portano qui giapponesi, attratti da lei più che dal Palladio. Programma: visita alla città, allenamento, partita, autografi. L'idea di ingaggiare Takahashi è nata per rispondere alla minacciata partenza verso il Giappone di una nostra giocatrice: abbiamo avviato i contatti nell'aprile 2004 e tutti a dire che si trattava di un'operazione di marketing. In parte è vero, ma poi l'ho vista segnare 19 punti in amichevole... Come si è ambientata? Bene. Mia moglie dice che a casa non torna più». Shin, in Giappone, militava nei Red Rockets della Nec, multinazionale dell'elettronica con cui Vicenza ha dovuto trattare: accordo annuale, la Nec paga Takahashi come dipendente distaccata, poi c'è l'ingaggio della Minetti.
«È una ragazza coraggiosa: in patria è un idolo, qui dovrà sudarsi il posto in sestetto. Ma ha una tecnica esemplare, specie in difesa», conclude Manu Benelli, undici scudetti in campo con Ravenna, oggi tecnico di Vicenza. Forse la vera sorpresa per Shin: «Non potevo immaginare come sarebbe stato avere un'allenatrice donna...». L'avventura è cominciata.