Than Shwe, il dittatore che governa il Myanmar

Un bizzarro miscuglio di Pol Pot e
Augusto Pinochet. Questo è per tanti osservatori internazionali il generale Than Shwe, 74
anni, capo della giunta militare golpista che opprime Myanmar, l’ex Birmania, teatro in questi
giorni di una contestazione collettiva guidata dai monaci buddisti di Yangon

Un bizzarro miscuglio di Pol Pot e Augusto Pinochet. Questo è per tanti osservatori internazionali il generale Than Shwe, 74 anni, capo della giunta militare golpista che opprime Myanmar, l’ex Birmania, teatro in questi giorni di una contestazione collettiva guidata dai monaci buddisti di Yangon (Rangoon). L’aspetto del capo del Consiglio statale per la pace e lo sviluppo (Spdc), questa la stridente denominazione con cui si definisce la giunta golpista, ricorda quella del dittatore cileno, con la sua divisa appesantita da medaglie. La poca propensione ad apparire, invece, ricorda quella del capo dei Khmer Rossi. A tutti e due l’accomuna la spietatezza nell’eliminare gli avversari e nell’opprimere il proprio stesso popolo.

Reporters sans frontieres: "Ha crisi di paranoia" Reporters sans Frontieres, l’organizzazione non governativa che si batte per la libertà di stampa, lo annovera tra i "Predatori" del diritto d’informazione e lo descrive come un uomo spesso affetto da "crisi di paranoia", la cui voce non è conosciuta dal suo popolo. Ancor meno oggi, dopo che dal 2005 ha letteralmente deportato l’intera amministrazione dalla capitale storica a Pyinmanaw, la nuova "capitale": un villaggio malsano nel centro del paese. Il passo, da un lato, è servito a piegare la volontà di tanti esponenti dell’amministrazione civile, in cui serpeggia l’insoddisfazione e, quindi, i germi d’una possibile rivolta.

Fin dagli anni Sessanta contro la democrazia D’altro canto, secondo diversi osservatori, sarebbe una specie di preludio d’una restaurazione monarchica, in cui Than Shwe diventerebbe re. Superstizioso in maniera ossessiva, il generale nato nella zona di Mandalay ha iniziato la sua ascesa nell’esercito, facendo parte tra il 1953 e il 1960 del Dipartimento per le operazioni psicologiche e la propaganda. Poi partecipa alla repressione della guerriglia dell’etnia Karen, segnalandosi per una particolare ferocia. È nel 1962 che sale sul carro giusto, unendosi al colpo di stato capeggiato dal generale Ne Win. Diviene, cioè, uno dei protagonisti degli eventi che pongono fine al sogno democratico della Birmania post-indipendenza, iniziato col padre della patria Aung San, assassinato nel 1947. Aung San è il padre del premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi, che Than costringe agli arresti domiciliari.

Nel 1988 è protagonista della feroce repressione Negli anni di Ne Win, Than s’arrampica nella gerarchia sempre più. Nel 1988 è uno dei principali responsabili della repressione feroce della rivolta contro Ne Win. Sono oltre 3mila i morti stimati in quegli eventi, che tanto ricordano gli accadimenti in corso oggi per le strade di Yangon. Ivi compresa la partecipazione massiccia alle proteste dell’influente clero buddista.

Al potere dal 1992 Than sale al potere nel 1992, quando rovescia all’interno dello Slorc (Consiglio statale per la restaurazione della legge e del’ordine), denominazione precedente e più confacente all’orientamento politico della giunta militare, il vecchio Ne Win.

Pugno di ferro contro i potenziali rivali Il vecchio dittatore muore nel 2002 agli arresti domiciliari. Negli anni dirige con la repressione il Paese, usando il pugno di ferro anche con quelli che possono diventare, nel tempo, suoi concorrenti. Rappresenta l’ala "isolazionista" della giunta, mentre Khin Nyunt ne diviene quella aperturista. Nel 1997, il secondo riesce a portare il paese nell’Associazione delle nazioni dell’Asia sudorientale (Asean). Ma nel 2004 Khin cade vittima di una purga e Than ricomincia a valutare la fuoruscita dall’organizzazione. Nei confronti del movimento democratico è durissimo.

La repressione diventa sempre più dura Nel 2003, Aung San Suu Kyi viene di nuovo arrestata in maniera brutale. Circa 80 persone muoiono nell’operazione, innumerevoli sostenitori del premio Nobel finiscono dietro le sbarre. È l’ennesimo arresto per la coraggiosa donna che cinque giorni fa si è fatta vedere al portale della casa dove è reclusa per salutare i monaci in marcia. Il premio Nobel rivendica ancora la vittoria alle elezioni del 1990, in seguito al quale i militari l’arrestarono.

Dittatore spietato e schivo Un dittatore spietato e schivo, insomma, che non ama le luci della ribalta. Lo si vede talvolta salutare alle parate militari, nulla di più. Con un’unica eccezione, raccontata oggi da Asia Times Online. In occasione del matrimonio della figlia Thandar Shwe un video di 10 minuti della cerimonia è apparso su internet. La sposa era ingioiellata in maniera offensiva per uno dei popoli più poveri del mondo. Doni del dittatore spietato che, però, almeno ha dimostrato d’aver un cuore di padre.