Come si "battezza" un uragano

Dalla tradizione di chiamarli con il nome del santo del giorno a quella, diffusasi durante la Seconda guerra mondiale di usare il nome di mogli e fidanzate. Fino alle proteste delle femministe

Cent’anni fa si sarebbe chiamato "Uragano San Bernardo", in ossequio alla tradizione caraibica, risalente ai primi decenni dell’Ottocento, di battezzare le tempeste tropicali con il nome del santo del giorno in cui si manifestavano. All’ultimo uragano di questa stagione atlantica, nato il 20 agosto al largo di Porto Rico e da giorni incubo della East Coast, è toccato invece, più profanamente, il nome di Irene, che rischia di aggiungersi alla lunga lista di "donne terribili" che hanno seminato danni e distruzione lungo la costa orientale degli Stati Uniti: nomi come Camille, Agnes, Katrina, evocativi nell’immaginario collettivo di una forza distruttiva che non lascia scampo al suo passaggio.

Ora hanno anche nomi maschili Non è vero però, come spesso si crede, che tutti gli uragani abbiano nomi femminili: la pratica di assegnare alla tempeste tropicali soltanto nomi da donna è terminata infatti alla fine degli anni Settanta, quando il Centro nazionale per gli uragani ha introdotto ufficialmente l’utilizzo dei nomi maschili accanto a quelli femminili per identificare gli uragani che si formano durante la stagione atlantica. Fino ad allora, a regnare era un’abitudine nata durante la seconda guerra mondiale quando, secondo alcune fonti a metà tra la storia e la leggenda, i meteorologi dell’esercito Usa schierati nell’Oceano Pacifico cominciarono a utilizzare i nomi delle loro mogli e fidanzate per identificare i cicloni tropicali, le cui caratteristiche, probabilmente, ricordavano loro quelle del gentil sesso.

Un'usanza nata negli anni '40 Quel che è certo che, già nel 1950, quella di utilizzare i nomi femminili per gli uragani è ormai un’abitudine consolidata, tanto che, tre anni più tardi, il Centro nazionale per gli uragani adotta ufficialmente una lista di nomi femminili da assegnare alle tempeste tropicali i cui venti massimi superano i 63 chilometri orari. La pratica si rivela estremamente efficace dal punto di vista della comunicazione, poichè snellisce i messaggi informativi dei meteorologi e facilita il lavoro dei cronisti, che possono contare su nomi semplici e facilmente memorizzabili per informare la popolazione.

Le proteste delle femministe Negli anni successivi, questo sistema di denominazione consegna alla cronaca e alla storia nomi come Connie e Diane (1955), Camille, (1969), Agnes (1972), uragani che provocano centinaia di vittime e danni per miliardi di dollari lungo tutta la costa orientale degli Stati Uniti. La pratica dei nomi da donna comincia però a scontrarsi con l’insofferenza delle femministe americane fino a quando, nel 1979, le autorità nazionali sanciscono la parità dei sessi introducendo la regola dei nomi alternati.

Il sistema in vigore Il sistema, tuttora in vigore, si basa su sei liste di nomi, usate a rotazione per un ciclo complessivo di sei anni. Ogni lista contiene 21 nomi propri (uno per ogni lettera dell’alfabeto, ad eccezione delle lettere Q, U, X, Y, Z), che vengono assegnati in successione agli uragani che si manifestano nel corso di una certa stagione. Ciascun elenco alterna nomi maschili e femminili, e vale il criterio per cui le liste degli anni pari iniziano con nomi maschili, mentre quelle degli anni dispari iniziano con nomi femminili. Alla fine del sesto anno, si ritorna al primo elenco e il ciclo di nomi riparte daccapo. Le liste, però, non sono immutabili: i nomi di uragani particolarmente devastanti vengono infatti ritirati definitivamente dall’elenco, e sostituiti con altri nomi che hanno la stessa lettera iniziale. Dopo la stagione del 2005, ad esempio, è stato eliminato il nome Katrina, sostituito da Katia, mentre nel 2008 hanno abbandonato la lista Gustav, Ike e Paloma.