Si diffonde l’ansia per l’infertilità

Nel mondo quasi 100 milioni di coppie hanno problemi di infertilità. Nei Paesi occidentali il tasso di sterilità è in crescita e tra le coppie in età potenzialmente fertile è del 15%. Una coppia su sei è infertile, ogni anno sono 60mila le nuove coppie senza figli, il 40% delle quali richiede una consulenza specialistica. La prima bambina concepita in provetta è nata nel 1978, da allora i bambini nati grazie alle tecniche di procreazione assistita sono diversi milioni. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) l'infertilità è il mancato concepimento dopo 24 mesi di rapporti liberi non protetti. A quel punto si consiglia di rivolgersi ad un centro specializzato. Con l'aumento dell'età della donna è utile anticipare la consultazione dato che dopo i 35 anni la fertilità diminuisce sensibilmente. Per parlare di fecondazione assistita ci rechiamo a Lugano, accanto alla stazione ferroviaria, presso ProCrea, in una tra le prime strutture svizzere completamente dedicata al trattamento dell' infertilità. Due centri satelliti si trovano a Bellinzona ed a Varese:oltre cinquanta gli specialisti, genetisti, ginecologi, biologi, andrologi, che vi lavorano. «Nel 2009 abbiamo trattato 1.400 coppie ed abbiamo applicato 2.400 cicli di terapie che hanno portato alla nascita di 420 bambini», afferma con soddisfazione il dottor Luca Jelmoni, direttore generale, ricordando che la percentuale di successi, quindi di gravidanze, si è assestata intorno al 40% nelle donne fino a 35 anni . Oltre i 40 anni di età, la probabilità scende fino al 17%. L'età della donna si conferma un fattore discriminante. I pazienti di Procrea hanno una media di 37,2 anni.
«Non sempre la riproduzione medico assistita può essere applicata», precisa smorzando troppo facili entusiasmi il dottor Thierry Suter, uno dei fondatori del Centro nel 1997. «Oggi però le conoscenze sono aumentate e disponiamo di nuovi strumenti diagnostici. Per esempio il nostro laboratorio genetico molecolare che ci consente di effettuare analisi sofisticate, tra le quali quella sul gene HLA-G che valuta la compatibilità di coppia tra donatore di seme e futura mamma». La procreazione assistita viene applicata sempre più su misura. «Controllando i geni -aggiunge il dottor Suter - si può stabilire il giusto livello di stimolazione ormonale necessario per ogni paziente. Controllando l'impianto dell'embrione ed il suo sviluppo si comprende se la donna forma microtrombi che rischiano di bloccare i vasi che nutrono la cellula, in questo caso si rende il sangue più fluido. Con l'aumento delle conoscenze cominciamo a capire le caratteristiche geniche che possono ostacolare l'evoluzione positiva, ma dobbiamo sempre ricordarci che la donna già dopo i 25 anni perde parte della propria fertilità e l'ovulo è sempre meno abile nel combinare le sue informazioni genetiche con quelle del padre. Quando si crea un errore si ha il blocco dello sviluppo dell'embrione». La genetica molecolare consentirà presto di distinguere gli ovuli fertili da quelli malati. «Si sta diffondendo anche la crioconservazione degli ovociti che offre alle donne la possibilità di avere a disposizione una riserva ovarica per pianificare la gravidanza nei tempi più idonei e di conservare la fertilità anche in presenza di terapie antitumorali. La strada della crioconservazione permette di conservare un certo numero di ovociti che possono essere utilizzati in un secondo tempo per iniziare una procedura di fecondazione assistita. La vitrificazione (congelamento ultra rapido degli ovociti) consente oggi di crioconservare gli ovociti, in azoto liquido in piccole provette (paillettes) dove possono rimanere diversi anni, con alti livelli di sopravvivenza e di fecondazione. «Il 90% delle cause d'infertilità sono equamente riconducibili a fattori femminili, maschili e misti, mentre nel restante 10% dei casi le cause rimangono ignote», precisa il dottor Michael Jemec, cofondatore del Centro Procrea, precisando che le cause femminili che possono derivare da fattori ormonali , tubarici , uterini , cervico vaginali, genetici, immunologici». E' un arcipelago vastissimo dove navigare risulta assai difficile, facile perdere la rotta. «Importante -conclude Jemec- è quindi rivolgersi ad uno specialista, non solamente per curare la propria salute riproduttiva, ma soprattutto per capire quale percorso personalizzato occorre seguire».