Si gioca la partita dell’efficienza

L’Europa è in prima fila sul fronte dello sviluppo sostenibile. Merito di una rincorsa iniziata oltre un decennio fa, con le prime iniziative in ambito comunitario tese a favorire la diffusione delle energie pulite. Una per tutte, l’adozione nel 1996 del libro verde «Energia per il futuro: le fonti energetiche rinnovabili». Proprio su questo tema, l’Ue si pone oggi uno dei suoi target più ambiziosi: l’ottenimento del 20% dell’energia da fonti rinnovabili entro il 2020. E per lo stesso anno, punta anche a una riduzione del 20% delle emissioni di anidride carbonica. A Bruxelles, però, sanno bene che una politica energetica virtuosa e «pulita» non può prescindere da un uso efficiente delle risorse. Ecco il senso del Piano d’azione Ue per l’efficienza energetica, approvato a marzo dal Consiglio europeo, che prevede 75 misure da adottare nei prossimi 5 anni: si va dalle iniziative per migliorare le prestazioni degli elettrodomestici a quelle che interessano gli edifici, i trasporti e gli stessi impianti per la produzione dell’energia.
Obiettivo: abbattere del 20% i consumi primari d’energia, anche in questo caso entro il 2020. Con un risparmio stimato, nel caso in cui tutte le misure incluse nel piano venissero messe in atto, di 100 miliardi di euro l’anno, oltre a qualcosa come 780 milioni di tonnellate di CO2 in meno nell’ambiente. La strategia comunitaria in tema d’efficienza energetica ha però un potenziale tallone d’Achille: gli obiettivi che pone non sono vincolanti, al contrario di quelli che riguardano le fonti rinnovabili e le emissioni. In altre parole, la sua applicazione si basa su azioni volontarie da parte degli Stati membri, imprese e cittadini, senza che Bruxelles possa intervenire con censure o sanzioni. La volontà di contribuire al raggiungimento del target, però, sembra già farsi strada: lo dimostra, per esempio, l’impegno delle aziende produttrici di materiale elettrico a eliminare dal mercato europeo le lampadine meno efficienti entro il 2015. Una decisione che, secondo stime industriali, dovrebbe comportare un abbattimento del 60% delle emissioni di CO2 da consumo domestico e il risparmio di 63mila Gwh d’elettricità l’anno.